C’è una storia della periferia nord di Napoli che non sempre trova spazio nei racconti della città. È una storia fatta di fede, di uomini e donne che hanno dedicato la propria vita agli altri, di chiese diventate luoghi di accoglienza e di comunità cresciute attorno all’esempio di chi ha scelto di vivere il Vangelo.
Nel giorno della solennità di Ognissanti, celebrata il 1° novembre, questa storia merita di essere raccontata. Perché tra Secondigliano, Miano, Marianella, Scampia e i territori vicini esiste una geografia della santità che attraversa i secoli e continua a parlare al presente.
San Gaetano Errico, Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, San Ludovico da Casoria e altre figure della tradizione religiosa napoletana raccontano una città nella quale la santità non è rimasta confinata nei grandi monasteri o nelle chiese monumentali del centro storico, ma ha raggiunto anche le strade e i quartieri popolari.
San Gaetano Errico, il santo di Secondigliano
Il viaggio non può che cominciare da Secondigliano, dove nel 1791 nacque Gaetano Errico, sacerdote e fondatore della congregazione dei Missionari dei Sacri Cuori di Gesù e Maria.
La sua vita fu profondamente legata al territorio. In un’epoca segnata da povertà e difficoltà sociali, dedicò il proprio ministero alla predicazione, alla confessione, all’educazione religiosa e all’assistenza spirituale delle persone.
La sua opera prese forma anche attraverso il santuario dell’Addolorata, diventato un riferimento religioso per Secondigliano e per i quartieri circostanti.
Canonizzato nel 2008 da Benedetto XVI, San Gaetano Errico rappresenta ancora oggi una delle espressioni più significative della storia spirituale della periferia nord.
Il suo insegnamento conserva un significato particolare: non cercò altrove il luogo della propria missione, ma riconobbe nella comunità in cui era nato le persone da accompagnare e servire.
Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, dalle radici di Marianella alle missioni popolari
Pochi chilometri separano Secondigliano da Marianella, dove nel 1696 nacque Alfonso Maria de’ Liguori, una delle figure più importanti della storia della Chiesa cattolica.
Avvocato prima di scegliere il sacerdozio, fondò nel 1732 la Congregazione del Santissimo Redentore, conosciuta come quella dei Redentoristi.
La sua attenzione si rivolse soprattutto alle popolazioni più povere e spiritualmente abbandonate, in particolare nelle campagne e nei piccoli centri del Mezzogiorno.
Vescovo, teologo, scrittore e autore di celebri composizioni religiose, tra cui Tu scendi dalle stelle, Sant’Alfonso è stato proclamato Dottore della Chiesa.
La sua casa natale a Marianella custodisce ancora oggi il legame tra il santo e la periferia napoletana. Un luogo che ricorda come una figura conosciuta in tutto il mondo abbia mosso i primi passi proprio in questa parte della città.
San Ludovico da Casoria, la carità come scelta di vita
Allargando lo sguardo ai territori vicini, emerge la figura di San Ludovico da Casoria, nato nel 1814 nella cittadina alle porte di Napoli.
Frate francescano, dedicò gran parte della propria esistenza all’assistenza dei poveri, all’educazione e alla cura delle persone più fragili.
Promosse opere caritative e istituzioni educative, distinguendosi per un’attenzione concreta verso chi viveva ai margini della società.
Canonizzato nel 2014 da Papa Francesco, San Ludovico rappresenta una testimonianza di santità vissuta attraverso il servizio, capace di superare le distanze sociali e culturali.
Dal Rione Sanità a Capodimonte, le altre strade della santità
Il percorso prosegue verso il Rione Sanità, dove la memoria di San Vincenzo Romano, sacerdote nato a Torre del Greco, richiama una spiritualità profondamente legata alla vita quotidiana della popolazione.
Pur non essendo originario del quartiere, il suo esempio di parroco vicino alla gente appartiene a quella tradizione di Chiesa popolare che ha segnato profondamente Napoli e la sua provincia.
Nel territorio napoletano trova inoltre un posto significativo Santa Maria Cristina Brando, fondatrice delle Suore Vittime Espiatrici di Gesù Sacramentato, la cui opera religiosa si sviluppò soprattutto a Casoria, dove promosse una vita comunitaria fondata sulla preghiera, sull’adorazione e sull’educazione.
E non si può dimenticare Santa Giulia Salzano, nata a Santa Maria Capua Vetere e protagonista di un’intensa attività educativa e catechistica a Casoria, dove fondò le Suore Catechiste del Sacro Cuore.
Tre testimonianze differenti che raccontano una santità capace di assumere forme diverse: la vicinanza alle famiglie, l’educazione dei bambini, la preghiera e l’attenzione ai bisogni della società.
Una periferia che continua a custodire queste storie
Oggi i nomi di questi santi vivono nelle parrocchie, negli istituti religiosi, nelle scuole, nelle associazioni e nelle tradizioni delle comunità.
A Secondigliano, la presenza dei Missionari dei Sacri Cuori continua a mantenere vivo il legame con San Gaetano Errico. A Marianella, la memoria di Sant’Alfonso richiama fedeli e visitatori. A Casoria, le opere nate dall’impegno di uomini e donne di fede continuano a testimoniare una storia religiosa di grande valore.
Sono luoghi che raccontano anche un’altra identità della periferia napoletana, spesso descritta prevalentemente attraverso le sue difficoltà.
La solennità di Ognissanti offre allora l’occasione per riscoprire un patrimonio che appartiene non soltanto alla Chiesa, ma anche alla storia sociale e culturale di questi territori.
Perché la santità, in questa parte di Napoli, ha avuto indirizzi precisi, ha attraversato strade che percorriamo ancora oggi e ha lasciato opere che continuano a far parte della vita delle comunità.
Una periferia che profuma di santità non è una periferia senza problemi. È un territorio che, anche nei momenti più difficili della propria storia, ha saputo esprimere persone capaci di trasformare la fede in responsabilità, vicinanza e servizio agli altri.
