Una serata dedicata alla memoria, alla verità storica e alla testimonianza cristiana. Nella parrocchia Maria Santissima del Buon Rimedio, a Scampia, si è svolto l’incontro, moderato dal giornalista Massimo Iaquinangelo, con 𝗔𝗻𝘁𝗼𝗻𝗶𝗼 𝗠𝗮𝘁𝘁𝗼𝗻𝗲, autore del libro Il casalese di Dio, dedicato alla figura di don Giuseppe Diana, il sacerdote assassinato dalla camorra a Casal di Principe il 19 marzo 1994.
L’appuntamento, inserito nella rassegna Una sera, un libro del Laboratorio dei Talenti, ha offerto l’occasione per approfondire non soltanto le circostanze dell’omicidio, ma soprattutto la dimensione umana, sacerdotale e pastorale di don Peppe Diana.
Ad accogliere l’autore è stato 𝗱𝗼𝗻 𝗔𝗹𝗲𝘀𝘀𝗮𝗻𝗱𝗿𝗼 𝗚𝗮𝗿𝗴𝗶𝘂𝗹𝗼, parroco e decano, che ha aperto la serata ricordando il lungo rapporto di amicizia con Mattone e il suo impegno nella Chiesa di Napoli, in particolare nelle attività di carità.
Il sacerdote ha richiamato anche il legame con la 𝗖𝗼𝗺𝘂𝗻𝗶𝘁𝗮̀ 𝗱𝗶 𝗦𝗮𝗻𝘁’𝗘𝗴𝗶𝗱𝗶𝗼 e con la Scuola della Pace, ospitata per alcuni anni negli ambienti parrocchiali di Scampia.
Particolarmente significativo il riconoscimento rivolto all’autore per il suo lavoro di ricostruzione storica di vicende che hanno segnato profondamente Napoli e la Campania.
Don Gargiulo ha ricordato, tra gli altri, il lavoro dedicato a 𝗚𝗶𝘂𝘀𝗲𝗽𝗽𝗲 𝗦𝗮𝗹𝘃𝗶𝗮, vicedirettore del carcere di Poggioreale assassinato dalla camorra, e l’intervista realizzata da Mattone a 𝗥𝗮𝗳𝗳𝗮𝗲𝗹𝗲 𝗖𝘂𝘁𝗼𝗹𝗼, durante la quale il boss ammise il proprio ruolo di mandante nell’omicidio.
Un’attività giornalistica e di ricerca che, secondo il sacerdote, rappresenta un contributo importante alla comprensione della storia cittadina e alla formazione di nuove coscienze critiche.
Nel suo intervento, 𝗔𝗻𝘁𝗼𝗻𝗶𝗼 𝗠𝗮𝘁𝘁𝗼𝗻𝗲 ha spiegato le ragioni che lo hanno spinto a scrivere Il casalese di Dio, un lavoro nato anche dalla richiesta del vescovo di Aversa di approfondire la figura del sacerdote in vista del percorso per la causa di beatificazione.
L’obiettivo dell’autore è stato quello di restituire don Peppe Diana alla sua dimensione più autentica, superando una rappresentazione esclusivamente celebrativa.
«Più cresceva la fama del prete anticamorra, più scompariva l’uomo don Peppe», ha osservato Mattone, spiegando di aver voluto raccontare un sacerdote con il suo carattere, le inquietudini, le difficoltà, la generosità e la profonda attenzione verso le persone.
Un prete vicino ai giovani, agli immigrati, alle persone con disabilità e a quanti vivevano situazioni di emarginazione. Un sacerdote capace di condividere la quotidianità della propria comunità, senza sottrarsi alle contraddizioni di un territorio profondamente condizionato dalla presenza della camorra.
Nel corso dell’incontro, Mattone ha ripercorso anche le diverse ricostruzioni giudiziarie dell’omicidio, soffermandosi sulle ombre e sulle interpretazioni che hanno accompagnato la vicenda.
L’autore ha raccontato di aver consultato documenti processuali, raccolto testimonianze di persone vicine al sacerdote e incontrato in carcere alcuni protagonisti della vicenda giudiziaria.
Da questa ricerca è emersa una sua ipotesi sul possibile movente dell’assassinio, legata al mancato svolgimento in chiesa del funerale di un familiare di un esponente camorristico. Una ricostruzione proposta dall’autore sulla base delle testimonianze raccolte, distinta dalle conclusioni giudiziarie definitive.
Ampio spazio è stato dedicato anche al documento “Per amore del mio popolo non tacerò”, diffuso nel Natale del 1991 dai sacerdoti della forania di Casal di Principe.
Mattone ha sottolineato come quel testo non fosse un’iniziativa isolata di don Diana, ma il risultato di una presa di posizione condivisa da diversi sacerdoti contro il clima di violenza che attraversava il territorio.
Tra i passaggi più coinvolgenti della serata, i racconti degli ex ragazzi della parrocchia di don Peppe, raccolti durante la preparazione del libro. Testimonianze che restituiscono l’immagine di un sacerdote capace di sottrarre i giovani all’influenza della criminalità attraverso l’amicizia, l’educazione e la vicinanza quotidiana.
Don Gargiulo ha infine ricordato il legame ideale tra la testimonianza di 𝗱𝗼𝗻 𝗣𝗲𝗽𝗽𝗲 𝗗𝗶𝗮𝗻𝗮 e quella di 𝗱𝗼𝗻 𝗣𝗶𝗻𝗼 𝗣𝘂𝗴𝗹𝗶𝘀𝗶, entrambi uccisi dalla criminalità organizzata per il loro impegno pastorale.
Una memoria particolarmente significativa per Scampia, dove le strade dedicate a figure come don Giuseppe Diana, don Pino Puglisi e don Lorenzo Milani richiamano il valore dell’educazione, della responsabilità e del servizio agli altri.
La presentazione de Il casalese di Dio ha così rappresentato non soltanto un appuntamento culturale, ma anche un’occasione per riscoprire la figura di un sacerdote che ha vissuto il Vangelo nella concretezza della propria comunità, senza separare la fede dall’attenzione verso le persone e le difficoltà del territorio.
Raffaele Sarnataro
