Dal 1835 ad oggi, tra eruzione del Vesuvio, guerra e colera: così Secondigliano si è sempre affidata all’Addolorata

Secondigliano, 1835. Padre Gaetano Errico si rivolge a Francesco Verzella, uno dei più valenti scultori dell’epoca, perché realizzasse una statua della Madonna Addolorata per la chiesa a lei dedicata, a Secondigliano.

Con la stessa passione di un innamorato gli chiede di farla bella, molto bella, così come gli era apparsa in visione. Soltanto al quindicesimo tentativo l’artista napoletano riesce ad accontentarlo. Quando la vede,  ‘o Superiore  esclama  “E’ lei”, arrossendo.

 La Madonna di don Gaetano diventerà ben presto la Madonna dei secondiglianesi, icona di una mamma sempre pronta a proteggere il suo quartiere, la sua gente. I secondiglianesi chiederanno il suo intervento durante l’eruzione del Vesuvio, nei terribili giorni del colera, durante la guerra  e in tempi più moderni per i giovani senza lavoro, contro le malattie o per chi ha intrapreso brutte strade.

A distanza di 185 anni, nel quartiere un tempo comune autonomo, dove tutto è andato trasformato, la devozione popolare resiste unendo intere generazioni.

Quest’anno, la seconda domenica di settembre, giornata della tradizionale processione, le statua della Madonna e di San Gaetano Errico non potranno essere portate per le strade del quartiere, in rispetto alle norme anti Covid.

Un gruppo di fedeli ha lanciato l’iniziativa di addobbare comunque i balconi con drappi e icone della Vergine, accendendo un cero in segno di preghiera.

E’ la Secondigliano che spera e non si arrende, continuando  a specchiarsi  in quegli occhi dell’Addolorata, ad invocare protezione alla mamma amorosa e dolente,  come se le sue antiche ferite, attuali quanto  quella della terra che si rivolge a lei fiduciosa,  non si fossero mai rimarginate.

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