Secondiglianesi. La ballerina Raffaella Vacca: «Sogno il mio quartiere riscattato dalla cultura»

Il ritmo le scorre nelle vene, nella sua Secondigliano dove è nata 27 anni fa, come in qualsiasi altro posto dove è andata in scena. Raffaella Vacca è una delle ballerine di danze popolari più note d’Italia. Un vulcano di energia che, attraverso i movimenti del suo corpo, rinverdisce le danze della tradizione, in particolare del Sud, facendo della riscoperta delle radici il mantra della sua arte.

Raffaella ora lavora fuori Napoli ma Secondigliano la porta sempre nel cuore, la terra da cui tutto è partito: la sua formazione, i suoi progetti, i suoi sogni.

«I valori in cui credo, l’onestà, il rispetto degli altri, i sacrifici – racconta – li devo tutti alla mia famiglia che mi ha sempre sostenuto».

Due i luoghi della sua infanzia, che la ballerina ricorda come se fosse ieri: il santuario dell’Addolorata, la Cappella come è conosciuta a Secondigliano, «dove assistevo alle celebrazioni così intense come a Natale e a Pasqua e nello stesso tempo offrivano momenti di aggregazione attraverso gli spettacoli che mettevamo in scena per la comunità»; l’altro è il cinema – teatro Maestoso, che prim’ancora si chiamava Arcobaleno, «Qui l’ultimo film che vidi, fu Fantasia 2000, capolavoro Disney.  Il cinema stava di fronte casa ed ogni sera quando vedevo dal balcone quel via vai di persone immaginavo dentro di me di esibirmi su quel palco o apparire in quello schermo. Entrare in quel luogo era come viaggiare».

Guardando al passato, nella mente di Raffaella si affollano i ricordi: i momenti ricreativi nel convento delle Religiose Francescane di Sant’Antonio; la spesa da zia Mena, la macelleria Stornaiuolo, «dove ogni volta, come un rito, volevo salire sul bancone per assaggiare le prelibatezze di casa»; la profumeria De Martino a Capodichino di zia Elisa, «luogo dove gli occhi ogni volta mi brillavano».

La svolta per Raffaella arriva con la nascita dell’Officina Musicale di Secondigliano, casa dell’arte, della musica e della speranza fondata dal musicista Emidio Ausiello. «Onorata di collaborare con Emidio, persona sensibile sul piano artistico ed umano  – prosegue Raffaella – si è creato un feeling artistico straordinario con i nostri allievi, per non parlare delle prove che sono venuti a tenere da noi artisti del panorama musicale e teatrale partenopeo».

Dall’incontro prima con Enzo Tammurriello, ballerino di danze popolari, poi con il Triotarantae, che la passione per la musica e le danze popolari, già coltivata in famiglia, diventa la leva per lanciare Raffaella sui palchi di numerosi eventi, anche oltre i confini regionali.

Con Secondigliano Raffaella ha mantenuto, anche durante quest’esperienza lavorativa al Centro Italia, un rapporto viscerale, come quando un figlio si allontana da una mamma per motivi irrinunciabili ma non smette nemmeno per un attimo di pensarla. Per questo quando le chiedi come immagina la Secondigliano del futuro, lei risponde: «Sogno il mio quartiere riscattato dalla cultura, con più chance per i giovani che vogliono realizzarsi nel campo artistico, un caffè letterario, almeno un cinema e un teatro, spettacoli nelle piazze del quartiere, negozi con le saracinesche alzate e flusso di clienti come un tempo, lasciandoci alle spalle il terribile periodo del Covid».

Luca Saulino

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