Secondiglianesi. Chiara Pollo, volontaria mensa per i poveri: «Quelle pietanze preparate per i meno fortunati, ragione di vita»

33 anni e un cuore grande. Chiara Pollo, studi in ragioneria, ogni giorno collabora con un gruppo di volontarie che preparano da mangiare per i meno fortunati, senza fissa dimora e nuovi poveri, presso la mensa della Casa Madre dei Missionari dei Sacri Cuori, a Secondigliano. Attività che, anche se con modalità diverse per il rispetto delle misure anti contagio, non si è mai fermata in tempo di Covid.

L’infanzia e l’adolescenza Chiara le trascorre proprio presso le strutture della congregazione fondata da San Gaetano Errico, luoghi di culto e nello stesso tempo di aggregazione dove sono fiorite amicizie e rapporti come una grande famiglia.

«Qui – racconta Chiara – mi sono sempre sentita al sicuro e ho avuto diverse possibilità di formazione, dal suonare la chitarra nel coro del santuario dell’Addolorata fino a collaborare con la squadra di volontarie e volontari  della mensa. L’emozione che ci permette di rendere quest’opera ancora più autentica, è proprio il donare parte del proprio tempo, facendo qualcosa di concreto nel colmare con delle vere e proprie prelibatezze le mancanze primarie di cui soffrono molte persone».

Chiara da sempre respinge ogni pregiudizio contro il suo quartiere, pronta a difenderlo con i denti da chi lo vorrebbe descrivere soltanto come terra di degrado e malaffare.

«Questo è il quartiere – continua – che ha dato i natali ad un santo e a tante persone impegnate nel sociale, spesso lontano dai riflettori. Ci sono tanti buoni ingredienti che, se dosati accuratamente, restituirebbero a Secondigliano il sapore autentico di una volta».

Più che elencare gli innegabili problemi di cui soffre il quartiere, Chiara vorrebbe che si tornasse a spronare i giovani ad essere cittadini attivi, a prendersi cura, anche in minima parte, del territorio che li ha visti crescere.

«Basterebbe – conclude – che tutti tirassimo fuori il meglio di noi stessi, ponendo una mano verso l’altro, mettendo da parte gli individualismi e prendersi cura dei beni comuni, che può essere una strada come uno spazio verde, partendo dalla consapevolezza che siamo tutti figli dello stesso quartiere».

Luca Saulino

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