Secondiglianesi. Ugo Frigerio: «Scrivo poesie per ricordare bellezza e radici della mia terra»

È una delle figure che meglio ha saputo farsi portavoce della memoria storica di Secondigliano. Parlare con Ugo Frigerio è un viaggio nel quartiere che non tornerà più ma occorre riscoprire, soprattutto perché le nuove generazioni conoscano la devozione popolare, il fermento artistico – culturale, il tessuto commerciale del casale diventato periferia.

I ricordi d’infanzia di Frigerio sono legati in particolare all’oratorio dei Sacri Cuori, a lungo unico punto di aggregazione del quartiere.  «In centinaia lo frequentavamo – racconta – grazie all’intuizione di padre Rivieccio, vero e proprio pilastro per tutti noi, mai ricordato a sufficienza per il suo impegno al fianco dei giovani ai quali veniva data la possibilità di svolgere numerose attività».

La passione per la poesia, che porterà Frigerio a cantare la sua Secondigliano in opere raccolte in antologie e che hanno concorso con successo a premi di poesia, in primis quello dedicato a San Gaetano Errico, nasce a soli 10 anni.

«Già allora – dice – scrivevo sceneggiature per il teatro di marionette che, insieme ad altri coetanei, allestivamo ogni sera con uno spettacolo nel cortile del palazzo che richiamava forte affluenza di bambini, provenienti anche dai fabbricati limitrofi. Intorno ai 25 anni mi innamorai del canto popolare e fondammo il Gruppo Libero Folk. Cantavamo le villanelle del Seicento, le tammurriate vesuviano. Ci appassionava questo genere, l’aver conosciuto il maestro De Simone, i componenti della Compagnia di Canti Popolare, Eugenio cu e lente, l’ultimo cantastorie coautore di Tammurriata nera che con la fisarmonica nei tram provinciali allietava, con la sua satira amara, i viaggiatori».

Tra gli interessi di Frigerio non è mancato lo studio appassionato dell’opera di Raffaele Viviani: «Commediografo non valorizzato come meritava ma da me amatissimo».

In età matura, come tiene a sottolineare lo stesso Frigerio, la svolta per la scrittura in lingua napoletana, «miscelando la mia attività lavorativa, la gente che ho conosciuto, la parte schietta e verace del popolo».

Dalle sue liriche emerge la Secondigliano umile, laboriosa, pronta ad unirsi come un’unica grande famiglia, cantata con passione e trasparenza, senza pregiudizi o colori di parte.

A guardare il degrado in cui oggi versa il quartiere, Frigerio fa fatica ad essere ottimista ma da chi, come lui, ha un legame autentico e viscerale con la sua amata terra, non può non partire un invito a mettere da parte le contrapposizioni e ad unire, in una comunione di intenti, chi tiene ad un progetto per il rilancio del territorio attraverso il binomio vivibilità e cultura.

Luca Saulino

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