Secondiglianesi. Vincenzo Strino (Larsec): «Qui la politica ha fallito in tutto: ripartire dai giovani che non si arrendono»

35 anni, laurea in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali, professione consulente di comunicazione strategica e politica, Vincenzo Strino è l’anima del Larsec, acronimo di laboratorio riscossa secondiglianese, associazione fondata nel 2014 per immaginare un futuro per il quartiere dove a farla da padroni fossero la cittadinanza attiva, i giovani con le proprie idee e l’amore per il bene comune, a dispetto dei luoghi comuni che dipingevano gli abitanti della periferia rinchiusi in casa, lontani da un percorso di rinascita partito dal basso.

«Nel 2004 – racconta Strino – all’università conobbi altri ragazzi del mio stesso quartiere. Pur vivendo a pochi metri l’uno dall’altro, non ci eravamo mai visti a causa della faida. Decidemmo di fare qualcosa per “riunire” tutta quella generazione che a Secondigliano si era persa durante quegli anni in cui c’era un morto ammazzato in strada ogni 2 giorni. Il dato che ci fece riflettere fu che mentre nella Scampia post-faida c’erano già tantissime associazioni, a Secondigliano si faceva molta fatica anche solo a mettere insieme un paio di ragazzi con idee diverse tra loro».

Il Larsec diventa così fucina di creatività, attraverso laboratori di ogni genere, luogo dove progettare iniziative volte a migliorare la vivibilità di Secondigliano o a diffondere cultura, che fosse la pulizia dei giardinetti, una campagna di sensibilizzazione contro i botti o le deiezioni canine, la Notte Bianca al centro storico, incontri con scrittori, manifestazioni sportive, il Secondigliano Block Party al Parco San Gaetano Errico.

La parabola di quella stanza, sede del Larsec, in piazza Di Nocera, nel cuore del quartiere, “miezzo ‘o Casale” (come si continua a dire a Secondigliano), da dove se ti giri da un lato vedi la storica parrocchia dei Santi Cosma e Damiano, dall’altro il vecchio municipio, oggi centro giovanile “Sandro Pertini”, è il fil rouge del primo libro scritto da Strino, “Secondi a nessuno”, (collana Cronisti Scalzi).

La storia di una Secondigliano, dove ancora si notano gli effetti della faida, come una ferita mai più rimarginata, ma dove un gruppo di giovani ha deciso di scrivere un’altra storia all’insegna della legalità e di una visione futura, che vale a dire non arrendersi, non scappare dal quartiere, ma affrontare i suoi problemi con gesti concreti.

«Qui – afferma Strino senza mezzi termini – la politica ha fallito in tutto. Se non funziona niente non ce la possiamo prendere solo con chi amministra, ma anche con chi dall’opposizione ha permesso tutto questo. È mancata la conflittualità sui temi, sulle politiche, su quelle cose che ti portano poi ad incidere sui territori».

Tuttavia se scrivi “Secondi a nessuno”, significa che la voglia di continuare a sognare non è venuta meno. «Continuo – conclude Strino – ad immaginare Secondigliano, come il quartiere in cui far crescere i miei figli. Agli altri giovani dico di continuare a sognare in grande e di non arrendersi mai. Essere di queste parti può essere una aggravante o un enorme vantaggio, dipende solo dalle proprie ambizioni».

Luca Saulino

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