Inaugurata oggi la mostra “Raffaello a Capodimonte. L’officina dell’artista”: apertura  fino al 13 settembre

Si apre giovedì 10 giugno 2021 al Museo e Real Bosco di Capodimonte la mostra Raffaello a

Capodimonte: l’officina dell’artista a cura di Angela Cerasuolo e Andrea Zezza. L’esposizione

rientra tra le celebrazioni per i 500 anni dalla morte dell’artista e si propone di valorizzare il

patrimonio raffaellesco del Museo, molto più ricco e vario di quanto si sia soliti pensare. Il percorso

di visita offre al pubblico le novità emerse dalla campagna di indagini diagnostiche condotte nel

Museo, grazie a importanti collaborazione istituzionali – alla base di questa mostra – che

permetteranno un approccio originale sia alle opere d’arte, sia al lavoro della bottega dell’artista e a

quelle dei suoi seguaci, mettendo in luce il complesso lavoro che sta dietro la creazione di originali,

multipli, copie, derivazioni.

Il Museo e Real Bosco di Capodimonte, infatti, conserva alcune opere autografe di grande

rilevanza, che permettono di esemplificare i momenti principali della carriera dell’artista: L’Eterno e

la Vergine, due frammenti della Pala di San Nicola da Tolentino (1500-1501) prima opera nota del

diciassettenne Raffaello, dipinta per la chiesa di Sant’Agostino di Città di Castello, distrutta alla fine

del Settecento, il Ritratto di Alessandro Farnese (1511 circa) il giovane cardinale che tanti anni

dopo diventerà il potente papa Paolo III, il Mosé e il roveto ardente (1514) cartone preparatorio

eseguito per l’affresco della volta della Stanza di Eliodoro in Vaticano, la Madonna del Divino

Amore (1516-18) dipinto tra i più ammirati dell’artista nel corso del Cinquecento, poi caduto

nell’oblìo e sottratto solo recentemente, anche grazie alle indagini scientifiche e al restauro, alla

sfortuna critica in cui era caduto nel Novecento.

Ma Capodimonte conserva anche un’opera fondamentale di Giulio Romano, il principale allievo di

Raffaello, la Madonna della gatta (1518-1520 ca.?), eseguita seguendo un modello del maestro, e

di cui le indagini diagnostiche aiutano a comprendere meglio tanto la complessa genesi esecutiva,

quanto le cause dei problemi che ne hanno resa problematica la conservazione. Una serie di copie,

derivazioni, multipli, alcune delle quali forse elaborate nella bottega stessa dell’artista (Madonna

del Passeggio, Madonna del Velo), altre per mano di artisti di prima grandezza per committenti

importanti – è il caso della famosa copia del Ritratto di Leone X di Andrea del Sarto – dove la

nozione di ‘copia’ costeggia quella di ‘falso d’autore’, e che secondo Vasari avrebbe ingannato lo

stesso Giulio Romano – o forse per esercitazione, come il San Giuseppe dalla Madonna del velo

realizzato da Daniele da Volterra. Queste, assieme ad altre realizzate da più meccanici copisti

(Madonna Bridgewater) permettono di esplorare ad ampio raggio questo tipo di produzione, che

costituiva larga parte dell’opera delle botteghe del Cinque e del Seicento e che oggi forma una parte

enorme, anche se spesso trascurata, del nostro patrimonio artistico.

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