L’(in)giusta distanza

A Carlo Mazzacurati è stata attribuita, forse erroneamente, l’ormai celebre: “ogni persona sta combattendo una battaglia di cui non sai nulla. Sii gentile, sempre”. Eppure, se anche la citazione non fosse stata mai pronunciata dal regista ad un suo collaboratore, sembra essere la matrice da cui sono nate le sue storie.

L’approssimarsi della giornata mondiale della gentilezza (13 novembre) potrebbe, perciò, essere una buona occasione per (ri)vedere i suoi film, come “La giusta distanza” (presente nel catalogo Amazon Prime).

La voce narrante è un giovane che maturerà la sua capacità di osservazione attraverso le vicende raccontate: lo stesso coinvolgimento che avrebbe potuto inquinare l’oggettività dei suoi articoli, rischia di allontanarlo dalla verità. La gentilezza è, dunque, guardare gli altri con partecipazione. Un magnate del paesino immaginario in cui è ambientata la storia si mostra cortese con la nuova maestra appena arrivata, ma ne brama la conquista come se dovesse catturare un tonno gigante. La gentilezza non è artificiosa, è spontanea come il desiderio di conoscere l’altro da sé che connota l’incontro tra uno straniero e la bella maestra, Mara. 

Amaro il suo destino, ma non la sua interpretazione del racconto che ascolta sulle api: per comunicare la presenza di un fiore lontano km, si strusciano le une alle altre. La gentilezza alla fine è toccarsi (l’anima) azzerando l’(in)giusta distanza.

Francesco Aiello

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