Natale, Don Minervino: «Sia la festa dell’accoglienza e un momento per ricordare i più fragili»

Il Natale è ormai alle porte e, nonostante ci siano meno restrizioni e obblighi a causa della pandemia rispetto allo scorso anno, l’atmosfera di gioia e di allegria non si fa sentire particolarmente. E’ chiaro che questa situazione di incertezza pesa ancora e desta preoccupazione in tutti, anche in questo periodo natalizio, solitamente più spensierato. Abbiamo parlato di questo e altro con Don Francesco Minervino, Decano dell’Ottavo Decanato dell’Arcidiocesi di Napoli (Scampia, Piscinola, Chiaiano e Miano) e Parroco della chiesa della Resurrezione nel rione Monterosa, a Scampia.

Qual è il significato del Natale quest’anno, in un periodo che è ancora così difficile?

«Mi sembra che stiamo uscendo, con una certa gradualità e anche con altrettanta prudenza da questa situazione. Natale è sempre Natale e porta nel significato della parola una nascita di un bambino, che esprime tenerezza, ma indica anche debolezza poiché un bambino deve essere accolto, protetto, custodito. Questo penso che sia un messaggio chiaro anche per questi tempi: dobbiamo accogliere un po’ tutte le debolezze, le fragilità e i piccoli che non sono solo i bambini, ma anche gli anziani, gli emarginati, gli adolescenti impauriti e disorientati. In questo senso sarà ancora di più un Natale con Gesù Bambino, nel significato più completo e profondo».

Un bilancio di quest’anno, in linea generale, delle attività del Decanato?

«I nostri quartieri hanno visto veramente un’esplosione di impegno, di solidarietà ma è stata evidente anche una disattenzione da parte di chi doveva custodire il bello, di chi ha continuato a speculare sulle spalle della povera gente anche in questi tempi. Penso però anche alle tante iniziative natalizie del nostro territorio, ma nonostante questo, si fa fatica anche a recuperare l’entusiasmo della gente. C’è da dire che le chiese sono rimaste sempre aperte e attive e hanno garantito una continua partecipazione anche grazie ai sacerdoti: è stato un segno importante poiché le parrocchie hanno tenuto sempre le porte aperte ai bisogni del territorio in ogni senso. Ci tengo però a rimarcare il discorso dell’entusiasmo delle persone che deve essere recuperato, perché quello è l’impegno proprio della fraternità. Natale ha in sé una contraddizione: Gesù nasce in una stalla, piccola, sporca, eppure quando i pastori entrano e vedono il Bambino in quella mangiatoia, ne escono pieni di stupore e di gioia, nonostante avessero visto in precedenza quella stalla chissà quante altre volte. Proprio questo messaggio vorrei applicarlo nella nostra vita: anche in questi quartieri, quando le cose non ci sembrano andare per il verso giusto, tutto sembra nero, ricordiamoci della contraddizione del Natale perché proprio quello che sembra impossibile, può diventare possibile. Voglio sperare proprio che questa notte di Natale, in questo tempo di pandemia, possa portare anche qualcosa di bello per ravvivare questo periodo di stallo, di drammaticità di molte famiglie che non riescono ad andare avanti, senza dimenticare le strade, dove c’è ancora tanta violenza. Dobbiamo aprire gli occhi, dobbiamo risvegliarci, questo è il mistero del Natale: nella nostra vita dobbiamo cercare veramente di vedere quello che forse anche noi pensiamo sia impossibile, ma che in realtà possiamo poi concretizzare.

Come la Chiesa si è organizzata seguendo le restrizioni?

«Dato che non c’è il coprifuoco, per quanto riguarda Scampia, Piscinola, Miano, Frullone e Chiaiano, si celebrerà in serata la messa della Vigilia di Natale, seguendo le disposizioni del Vescovo. Anche se a San Gregorio Armeno ci sono tanti turisti, non stiamo vivendo un Natale esplosivo, ma è tempo di recuperare gli entusiasmi delle persone, cosa ancora difficile poiché c’è ancora preoccupazione per la situazione pandemica. Proprio sul fronte dell’atmosfera, della gioia si tratta di un Natale veramente diverso, nonostante abbiano allestito le luminarie con largo anticipo».

Quali sono le aspettative e le speranze per il nuovo anno?

«Puntiamo a recuperare l’impegno di una fraternità concreta, fatta di incontri e di attenzione e cerchiamo di potenziare i luoghi dove c’è la generosità espressa dai semplici, da chi ci mette il cuore per la cura del prossimo. Questo è ciò che spero realmente poiché stiamo vivendo una fase difficile e c’è il rischio di diventare apatici, indifferenti: non lasciamoci abbattere. Oltre ogni cosa, il “vaccino” per vincere è la fraternità, la comunità, intesa soprattutto condivisione. Si vede ancora troppa differenza tra la gente e le strade di periferia e la realtà del centro città: la risposta c’è ed è da ricercare nella solidarietà, in una dimensione comunitaria. Come dice Papa Francesco, ogni crisi non deve essere mai sprecata: la difficoltà di Maria e Giuseppe di non trovare alloggio, non li fa entrare nella disperazione, ma si adattano ed è questo forse il segreto…un recuperare la capacità di adattarsi a quello che il momento offre, seppur sembra difficile. Noi, come Gesù, dobbiamo “stare”, abitare questa parte della città e cercare di fare la nostra parte».

Sara Finamore

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