Natale, don Minnelli: «Dopo un anno di incertezze riprendiamo la fiducia e non perdiamo la speranza»

“Siamo tutti nella stessa barca” ha affermato a marzo dello scorso anno Papa Francesco, parlando della condizione di tutti noi di fronte alla paura della pandemia e queste parole, in questi giorni di Natale, ancora ci scuotono e ci portano a riflettere più che mai. Stiamo ancora attraversando un periodo complicato, fatto di incertezze e paure, ma anche di voglia di ricominciare e di sperare il meglio per il prossimo anno. Abbiamo raccolto le riflessioni in merito di Don  Francesco Minnelli, Decano del Settimo Decanato dell’Arcidiocesi di Napoli (Secondigliano, San Pietro a Patierno, Capodichino, Doganella) e Parroco di Cristo Re, nel rione Berlingieri a Secondigliano.

Qual è il significato del Natale quest’anno, in un periodo ancora così difficile?

«Il significato è quello di un Dio che viene a darci fiducia, perché ci chiede di accoglierlo come speranza nella nostra vita. Accogliere, da credenti, vuol dire che il Signore è nato storicamente, ma aspettiamo anche e sempre che nasca dentro di noi, che ci doni uno stile nuovo, che possa farlo nonostante tutte le incertezze che ci sono intorno a noi. Il Natale ci porta sempre a riflettere su ciò che ciò che è essenziale per noi nella nostra vita, quindi vedo un Natale in cui Dio, in qualche modo, ci viene sempre vicino, viene ad abbracciarci, in un periodo in cui non ci sono abbracci. Egli vuole darci fiducia in questa situazione».

Un bilancio di quest’anno, in linea generale, delle attività del Decanato?

«In questo momento di grande incertezza, non abbiamo potuto fare chissà quanto, non abbiamo potuto portare avanti al meglio i normali percorsi di catechesi, d’incontro con la realtà. Vedo che si fatica ad incontrarsi, fatta eccezione per qualche realtà o per qualche situazione. Purtroppo tante situazioni particolari, di riferimento, sono venute meno, soprattutto per quanto per la fascia dei ragazzi, che è carente. Riguardo agli anziani, anche loro con le loro insicurezze, qualcuno partecipa a messa, altri restano a casa, però si nota comunque un calo di presenze».

Come la Chiesa si è organizzata seguendo le restrizioni?

«Cerchiamo appunto sempre di attendere quanto ci viene chiesto. Per quanto riguarda le nostre attività, i nostri bambini frequentano la catechesi un po’ a distanza e un po’ in presenza nella mia parrocchia. Abbiamo cercato di riprendere in presenza appena possibile, però gli ultimi contagi hanno portato poi a fare incontri a distanza. Come ho detto, c’è incertezza e ci adeguiamo di volta in volta a quello che la realtà ci permette di fare, questo un po’ a tutti i livelli. Soprattutto nelle ultime settimane, leggo ancora paura negli occhi delle persone ed è davvero difficile programmare o pensare a qualcosa. Dal momento che non ci sono restrizioni governative o vescovili, abbiamo scelto di vivere la messa della mezzanotte a Natale, ma se qualche parroco ritiene utile anticipare, è possibile anche fare questo, celebrando tra le 18 e le 19».

Quali sono le aspettative e le speranze per il nuovo anno?

«Che possa arrestarsi questa situazione in modo da avere un po’ più di serenità e poi un desiderio sarebbe quello di collaborare più insieme, di essere uniti. Papa Francesco ha detto che siamo tutti nella stessa barca e se è davvero così, possiamo essere uniti nell’aiutarci a superare anche momenti così difficili, altrimenti è complicato uscirne da soli, sia a livello religioso, ma anche economico-sociale. Da soli non andiamo da nessuna parte: anche noi come realtà che viviamo sul territorio, non possiamo più vivere da singoli e da individualisti. Mi auguro questo per il nuovo anno: maggiore attenzione alla collaborazione, impegno comune e allora magari potremmo iniziare ad incidere come realtà religiosa. Credo che l’insegnamento che ci viene da questa situazione storica è proprio questo: siamo connessi l’uno con l’altro da tutti i punti di vista, anche sotto l’aspetto religioso».

Sara Finamore

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