“Con i giovani per costruire la Chiesa del domani”, il vescovo Battaglia incontra il Settimo Decanato

Ieri si è tenuto nella parrocchia Immacolata Concezione di Capodichino un incontro del Settimo Decanato, guidato dal Decano, Monsignor Doriano Vincenzo De Luca,  con l’Arcivescovo di Napoli don Mimmo Battaglia, inserito nel percorso “Seme DiVento”, il quale punta a creare un dialogo attivo tra la Chiesa di Napoli e i giovani. Questi appuntamenti sono stati voluti proprio dal Vescovo per mettersi in ascolto dei ragazzi in questo tempo di Quaresima. Moderatore dell’incontro, don Federico Battaglia, responsabile della Pastorale Giovanile di Napoli.

L’incontro, dopo un canto iniziale e la lettura del Vangelo, si è aperto con due domande significative da parte dei ragazzi: in che modo la Chiesa può creare un contatto con i giovani, anche con quelli che sono più lontani? Quale Chiesa sognano i ragazzi e lo stesso Vescovo Battaglia?

In particolare, attraverso la scansione di un qr code, i ragazzi hanno risposto a delle domande. Il filo del discorso è stato incentrato sul quesito “Su cosa pensi che la Chiesa debba interrogarsi maggiormente?” e “l’accoglienza” è ciò che molti giovani hanno risposto.

“Le vostre riflessioni sono preziose e vogliamo ascoltare ogni vostra singola sollecitazione ed infatti tutto ciò che sarà detto stasera, sarà registrato, perché daremo peso ad ogni cosa. Sappiamo che voi ragazzi volete delle risposte, delle soluzioni, ma Dio abita nelle domande e io e i vostri parroci vogliamo abitare queste domande con voi. Se voi siete qui, vuol dire che volete essere e volete costruire la Chiesa del domani e se questo sogno di Chiesa esiste, per ritornare a questo sogno, dobbiamo riscoprire la parola appartenenza” – così ha cominciato il suo intervento don Mimmo, che ha poi dato vita ad una discussione molto partecipata dai ragazzi del Decanato, accompagnati dai loro parroci, che hanno raccontato le loro esperienze, manifestato le loro perplessità esternando  delle possibili proposte per una nuova visione della Chiesa, più moderna e più attenta ai ragazzi.

Infatti, molte domande si sono focalizzate su quali modalità le comunità possono mettere in campo per rendere la Chiesa più attrattiva agli occhi dei ragazzi, come si possa garantire continuità ai percorsi che intraprendono i giovani in parrocchia, come accogliere i ragazzi abbattendo pregiudizi e chiusure. Le considerazioni fatte sono state tante e molto profonde.

“Dobbiamo essere capaci di accogliere, di amare i ragazzi, perché quando un ragazzo non si sente amato, compreso, scappa sempre via, come accade anche nella parabola del padre misericordioso dove è proprio il figlio più giovane ad allontanarsi dalla casa del padre. Vi ringrazio per le vostre riflessioni e le vostre provocazioni e ci tengo a dire che io voglio contare su di voi. Chi cambia il mondo, non sono i bravi ragazzi o i buoni ragazzi, ma i ragazzi felici. Domandatevi se voi siete felici, perché se voi riuscite a trasmettere la gioia dell’incontro con Cristo, solo se voi riuscirete a fare questo, solo così si può rendere attrattiva la Chiesa, perché la Chiesa siamo tutti noi e non queste mura. Abbiamo davvero bisogno di una Chiesa che sappia trasmettere la bellezza dell’incontro con Cristo” – queste le parole dell’arcivescovo che lasciato i ragazzi riflettere su un’immagine: “Sapete qual è lo strumento più rumoroso di tutti? Il tamburo. Sapete perché? E’ quello più vuoto. Quando si è a contatto con il proprio vuoto, si ha paura e quel vuoto fa male e allora lo si prova a riempire in qualche modo ed è qui che c’è l’incontro con Gesù, nel silenzio. Troppo spesso però non siamo capaci di rimanere in adorazione davanti al Tabernacolo, perché non siamo abituati a stare in silenzio. Il silenzio infatti ci mette a nudo, ci costringe a fare i conti con quel vuoto, con i nostri dubbi e le nostre fragilità, facendocele toccare con mano. Impariamo a stare in adorazione silenziosa, ad inseguire i desideri che vengono dal cuore e non i bisogni istintivi, impariamo ad ascoltare Dio che ci parla nel silenzio”.

Sara Finamore

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