Don Patriciello ai ragazzi di Secondigliano: «Contro la camorra battaglia di tutti, sinergia per salvare i giovani»

“Siete felici di vivere? Sì? Allora stiamo bene e possiamo cominciare!” con queste parole di don Maurizio Patriciello si è aperto l’incontro di questa mattina all’Istituto Comprensivo Savio Alfieri di Secondigliano incentrato sulla legalità. La scuola infatti, ogni mese di maggio, focalizza la sua attenzione e quella degli studenti su questo tema sempre attuale, organizzando convegni e ascoltando testimonianze ed esempi di vita. “Oggi con Maurizio Patriciello abbiamo una grande testimonianza, diretta e senza troppe formalità” spiega la Preside dell’istituto, la Prof.ssa Marianna Guarino.

All’incontro erano presenti i ragazzi della seconda media che hanno avuto la possibilità di porre delle domande al sacerdote, avendo precedentemente studiato il suo profilo e quanto ha fatto e continua a fare in queste anni per il Parco Verde e più in generale per la legalità.

“Noi ragazzi come possiamo aiutarla nella sua battaglia contro la camorra?” domanda un ragazzo e Patriciello sottolinea l’importanza di non sentire questa battaglia come solo sua, ma di tutti noi: “Io non faccio lotte, la battaglia è di tutti noi e possiamo vincerla soltanto se ognuno di noi si impegna concretamente nel suo”. Dubbio posto dai ragazzi è stato quello di capire in che modo delineare la figura del camorrista e Patriciello prontamente ha risposto: “Il camorrista è un vigliacco, una sanguisuga che non apporta alcun contributo alla società e che, per ottenere ciò che vuole, senza studiare o lavorare onestamente, passa alle minacce…ma noi, saremo grandi quando opprimeremo il più fragile o quando saremo disposti ad aiutarlo? Sicuramente nel secondo caso, quindi da questo si deduce molto. L’intelligenza è un dono che ci viene dato, ma per la cultura bisogna sudare e faticare…quindi possiamo dire che il camorrista è una persona intelligente, ma di certo non colta”.

Agganciandosi a questo discorso, ha raccontato numerosi fatti che ha vissuto in prima persona mentre svolgeva e dove tutt’ora il suo ministero nella parrocchia di San Paolo Apostolo a Caivano: storie sul suo operato, stese nel quartiere, storie di ragazzi che si sono persi a causa dell’assenza di una buona famiglia alle spalle, ragazzi che sono finiti in brutti giri, ragazzi che non ce l’hanno fatta, storie di madri che si sono battute per ottenere giustizia. Don Maurizio inoltre ha ribadito il suo impegno tra la gente, “buona o malamente che sia”, perché: “Quando ci è possibile, dobbiamo stare accanto a chi vive situazioni difficili e a certi ragazzi poi bisogna volere ancora più bene quando si sa quali problemi familiari vivono: un genitore che invita il figlio ad intraprendere certe strade, lo condanna al carcere o addirittura alla morte…questo è un padre o una madre che vuole bene ad un figlio? Sicuramente no. E allora questi ragazzi a chi devono affidarsi, chi li amerà più di un genitore? Mi avete chiesto cosa ho pensato quando ho ricevuto ingiurie per quanto faccio, io vi dico che non me ne sono neanche accorto” – su questo punto, ha ironizzato sul vivere con la scorta- “Ormai mi trattano come un conte, ho anche gli autisti. Io vi chiedo, ma secondo voi, cosa vuole la camorra da me, dal momento che non ho soldi o potere?”. A questa domanda, un ragazzo ha centrato il punto dicendo: “Non vogliono che lei continui la sua battaglia per far cambiare il quartiere”. Don Maurizio ha anche raccontato di quando, con una rappresentanza dei ragazzi della sua parrocchia, è andato al Quirinale dal Presidente Mattarella: “Uno dei miei ragazzi ha detto a Mattarella: noi non vogliamo essere primi, ma neanche gli ultimi; è inevitabile però domandarci perché noi, dal nostro quartiere, partiamo con una marcia in meno e gli altri ci superano, non per merito, ma solo perché hanno più possibilità di noi. Ora vorrei chiedervi perché un ragazzo deve andare al Quirinale per chiedere di essere un ragazzo normale? Infatti non mi piace parlare di legalità, ma di normalità. Essere normali è un vostro diritto e nessuno può permettersi di toccare un vostro diritto che deve essere tutelato dagli adulti”. Una ragazza è intervenuta citando la famosa frase di Falcone “La mafia è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio, e avrà anche una fine” e su questo argomento, don Patriciello ha voluto richiamare tutti alla responsabilità: “La fine purtroppo non è ancora arrivata, ma lavoriamo insieme per affrettarla. Noi adulti dovremmo inginocchiarci davanti a questi ragazzi e scusarci per aver lasciato loro un mondo peggiore di quello che è stato affidato a noi. Non siamo stati capaci di preservarlo, allora dobbiamo scusarci con i giovani, stare al loro fianco e combattere insieme per cercare di migliorarlo. Voi ragazzi dovete avere fiducia in noi e noi adulti abbiamo il dovere di non tradire questa fiducia”. Oltre questi argomenti, sono stati trattati i vizi del fumo, della droga e del gioco: “Ragazzi è necessario seguire i modelli giusti: anche da quelli sbagliati si può imparare però, per poter dire che non si vuole diventare in quel modo. Ho aiutato insieme ad altri parroci delle persone dipendenti, ho ascoltato le loro storie: è difficile uscirne e chi comincia ad abusare di droga, del gioco finisce per perdere tutto, anche gli affetti. E allora anche se inizialmente si comincia per sfizio, per moda, con il passare degli anni, si diventa dipendenti da fumo, droga, gioco e bisogna stare attenti a non prendere proprio il vizio. Se avete amici, parenti che fumano, parlatene e aiutateli a ragionare sui rischi”. Patriciello ha concluso l’incontro dicendo: “Se stiamo insieme e continuiamo a fare bene il nostro dovere, ci accorgeremo che i camorristi sono una minoranza. Seguiamo sempre le regole, non perché qualcuno ci osserva, ma perché è la nostra coscienza che ce lo dice”.

Durante l’intero incontro, l’attenzione dei ragazzi è stata altissima e la Preside Guarino ha salutato don Maurizio ringraziandolo per le sue preziose riflessioni: “Ognuno di loro tornerà a casa ripensando a qualche frase detta in questo incontro e trarrà degli insegnamenti per poter essere un cittadino migliore. Ogni tipo di professione richiede alla base l’istruzione e tanta professionalità nasce proprio dalle periferie come Secondigliano, perché qui c’è voglia di riscatto sociale”.

All’incontro erano presenti inoltre il Presidente della VII Municipalità, Antonio Troiano, i Consiglieri De Michele, Grazioso, Mancini, Piscopo e Raiola e il parroco dell’Immacolata Concezione, Mons. Doriano Vincenzo De Luca.

Sara Finamore

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