10 anni fa moriva Fra Paolo Covino, una vita di grande fede all’ombra di Padre Pio

Oggi, 17 dicembre, ricorre il decimo anniversario della morte di fr Paolo Covino, il frate che amministrò l’unzione degli infermi a Padre Pio, figura molto significativa nel processo di beatificazione e canonizzazione del frate di Pietrelcina, nonché testimone privilegiato della sua santità.

Come ogni anno, il Convento dei Frati Minori Cappuccini di San Giovanni Rotondo, ricorderà fr Paolo Covino, con una solenne celebrazione eucaristica che sarà trasmessa oggi pomeriggio alle ore 18 in diretta TV da Tele Radio Padre Pio, l’emittente dei Frati Minori Cappuccini.

Era il 17 dicembre 2012, quando all’età di quasi 94 anni, si spense lasciando un enorme vuoto nella comunità dei Cappuccini. Originario di San Giovanni Rotondo, i suoi genitori, Michele Covino e Maria Assunta Magno, lo fecero battezzare con il nome di Pietro il 4 gennaio 1919 nella chiesa madre del paese dal canonico don Domenico Palladino.

Un mese dopo, Assunta portò quel bambino al convento dei Cappuccini per farlo benedire da Padre Pio, che da quattro mesi portava impresse le stimmate nelle mani, nei piedi e nel costato. Il Frate tracciò un segno di croce sul capo del neonato e disse alla donna: «Auguri… auguri… auguri!». «Perché tanti auguri?», chiese Assunta. «Questo bambino sarà sacerdote», rispose Padre Pio.

Pietro, ignaro della profezia fatta dal Cappuccino di Pietrelcina a sua madre, dall’età di sei o sette anni cominciò a frequentare il convento e a servire la Messa di Padre Pio. Nacque così la sua vocazione.

Un’altra data storica della sua vita da religiosa è il 17 settembre 1935, quando nel convento di Morcone, Pietro indossò l’abito cappuccino e cambiò il suo nome in fr. Paolo da San Giovanni Rotondo. Dopo gli studi teologici, compiuti nel convento di Campobasso, il 21 marzo 1942, fra’ Paolo fu ordinato sacerdote nella chiesa del Sacro Cuore del capoluogo molisano da mons. Secondo Bologna, vescovo della città, che morirà l’anno seguente, sotto le macerie dei bombardamenti americani, dopo essersi offerto vittima per la sua diocesi.

Una vita trascorsa nella semplicità, nell’umiltà, all’ombra di Padre Pio, come testimonia un altro episodio.

Solo dopo la Messa di ordinazione mamma Assunta confidò al figlio: «Ora posso morire contenta, perché si sono avverate le parole di Padre Pio». E gli raccontò della profezia fatta dal cappuccino stigmatizzato 24 anni prima.

Diventato sacerdote, fr. Paolo portò avanti il suo ministero in diversi conventi: per cinque anni a Cerignola, per 17 anni a Foggia, per tre al convento di Santa Maria del Monte a Campobasso e, nel giugno del 1968, venne destinato a San Giovanni Rotondo come sacrista. Spesso serviva la Messa a Padre Pio. E servì anche l’ultima, la mattina del 22 settembre 1968, quando l’anziano Cappuccino di Pietrelcina stava per svenire a causa di un collasso e fu sorretto proprio da padre Paolo e, soprattutto, dalle più possenti braccia di padre Giuseppe Pio da Brooklyn.

Ben quindici sono le vocazioni alla vita religiosa e sacerdotale sbocciate grazie a lui tra cui il nipote fra Paolo Maria Cuvino, (già ministro provinciale dei Frati Minori Cappuccini della Provinciale religiosa di Sant’Angelo e Padre Pio, al tempo della canonizzazione di Padre Pio), oggi frate guardiano e parroco a Termoli, un vescovo S. Ecc. Padre Giuseppe Piemontese e altri tra preti, frati conventuali, minori e cappuccini. A San Giovanni Rotondo vivono numerosi nipoti tra cui Giovanna e Rachele Longo e i fratelli di fra Paolo, Michele e Giovanni.

Angelo Covino

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