“Il respiro del Vesuvio”: ecco il nuovo percorso musicale – teatrale di Renato Di Meo tra leggende, storia e attualità

Sabato 28 gennaio, alle 20:30, l’attore e regista Renato Di Meo, porta in scena, presso la sala di via Nazario Sauro a Santa Lucia, in una delle location più suggestive di Napoli, la commedia musicale in due atti dal titolo “Il respiro del Vesuvio”, un percorso tra leggende, storia e attualità.

 La rappresentazione si inserisce nell’ambito della nuova stagione teatrale di “In Arte Vesuvio” (struttura gestita da Angela e Lucia Andolfo) e vedrà il coinvolgimento di Anna Amoruso (assistente alla regia), Miriam – Elena – Maria – Giulia (corpo di ballo), Stefania Anatriello (coreografie), con Imma Russo (attrice e il suo canto interpretativo ), Giovanni Cervone (attore  antagonista) Massimiliano Cimino (attore e imitatore) Fabio Esposito,( batterista e percussionista),  Raffaele Marzano (pianista e arrangiatore),  Valerio Starace, (e il virtuosismo del suo violino).                      

E’ possibile effettuare prenotazioni contattando i  numeri 333.7471730 – 339.2849188 – 333.4462972 o inviando una mail a info@agoraarte.it

 L’intreccio della rappresentazione è dettato dalla volontà dell’autore di far rivivere racconti e leggende ormai dimenticate, che si scontreranno con un nuovo mondo e una città che ricerca ancora la sua legittima identità.

La fantasiosa sceneggiatura narra, che durante l’eruzione del Vesuvio (1660) dalle viscere della terra, uscirono oltre a pietre, lava, fuoco e cenere, figure emblematiche, quasi come accorse in aiuto alla popolazione affinché non si disperdessero nel tempo le sue radici. Tutte queste figure “emblematiche” unendosi crearono un velo simbolico, che attorcigliatosi ai piedi del cratere, fino a toccare le nuvole, prese forma di un gigantesco felino a guardia del suo spazio.

Infatti la grande eruzione che seppellì intere città come Ercolano e Pompei, pietrificando tutto ciò che incontrò sul suo cammino, creò un naturale museo storico e culturale per i millenni successivi. Ma gettò anche le basi per una nuova particolare identità nell’intera area vulcanica, composta da personaggi come (il guappo di quartiere, o’ munaciello, o’ jettatore, la cartomante, o’ pazzariello ecc.) leggende, scaramanzie e tanto altro. In pratica mescolando il sacro e il profano prese vita una esistenza particolare per un popolo che avrebbe vissuto poi nei secoli le sue profonde contraddizioni. Da quel momento in tutta l’area vesuviana e Napoletana si cominciò a tracciare un lungo periodo di mera sopravvivenza con fantasia e capacità laboriosa, ma ricorrendo quasi sempre a incenso e filastrocche per allontanare guai e miserie.

Le stesse dominazioni straniere come quella Spagnola, Austriaca e Francese che inizialmente volevano imporre la propria cultura e il proprio linguaggio dovettero accettare questa realtà tutta campana, che nel corso del tempo si contaminò unificando dialoghi, usanze, architettura, culture e orientamenti artistici musicali.      

 La messa in scena creerà un vero e proprio “cerchio magico” per incantare   gli spettatori   con giochi di luci e suoni, che proietteranno tutti in un mondo antico e ammaliatore:

Gli attori attraverso dialoghi, con l’ausilio di musicisti, cantanti e danzatori professionisti animeranno antichi personaggi che prenderanno corpo, come ectoplasmi evocati dall’atmosfera surreale ad arte creata e racconteranno miti suggestivi e scaramantici, facendo rivivere antiche storie, fino ad un attuale realtà che porta intrinseca nel DNA napoletano, tutto il vissuto di questo popolo, si moderno, ma ancorato profondamente alla propria storia.

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