Daniele Spisso, collaboratore di Periferiamonews.org, è il Blogger che ha contribuito alla riapertura del noto caso della strage di Via Caravaggio nel 2011. Oggi continua ad occuparsi di cronaca giudiziaria ricostruendo – per noi e anche nel suo profilo Facebook – alcuni celebri avvenimenti che hanno segnato la storia processuale del nostro Paese. Con un occhio sempre attento ad eventuali sviluppi recenti. La Criminologa e Grafologa forense Clarissa Matrella lo ha intervistato per noi.
Nel tuo lavoro qual è stato il momento in cui hai capito che stavi percorrendo davvero la tua strada?
-Ho capito che stavo percorrendo la strada giusta quando ho scoperto un grande amore per la scrittura e quando mi sono reso conto del fatto che, attraverso la stessa, potevo mettere a frutto la mia passione per la cronaca giudiziaria. In questo modo battendomi per la verità ed offrendo un contributo alla società civile.
C’è un episodio che lo rappresenta meglio di tutti?
-Sicuramente l’episodio che può offrire la migliore testimonianza di ciò è quello collegato al primo caso del quale mi sono ufficialmente occupato negli ultimi 15 anni: la strage di Via Caravaggio.
Nello specifico qual è l’apporto che fino ad ora sei riuscito a dare nel campo della cronaca giudiziaria?
-Come ti dicevo prima ho contribuito (assieme ai Criminologi Imma Giuliani e Fabrizio Mignacca, assieme alla Genetista forense Marina Baldi) a far riaprire il caso della strage di Via Caravaggio (30 ottobre 1975) nel 2011. Grazie a noi la Procura della Repubblica di Napoli ha disposto una indagine scientifica su tutti i reperti, ancora a disposizione, della scena del crimine. Gli stessi hanno condotto alla identificazione di un DNA compromettente, purtroppo inutilizzabile a fini processuali per ragioni di procedura. Sono stato il primo a rendere nota all’opinione pubblica l’esistenza di un DNA maschile ignoto (integro, utile per effettuare delle comparazioni) su un reperto fondamentale del delitto Romina Del Gaudio (4 giugno 2004. Vicenda della quale ho anche scritto a mezzo stampa). Ho dedicato una inchiesta a puntate (a mezzo stampa) al famoso omicidio della imprenditrice e giornalista napoletana Anna Parlato Grimaldi (31 marzo 1981) approfondendo piste poco battute dagli inquirenti e facendo emergere delle contraddizioni importanti attraverso l’esame dei verbali d’interrogatorio nonché di recenti dichiarazioni mediatiche. Sono stato il primo a rivelare, a mezzo stampa, l’attendibilità (ovviamente riconosciuta tale dall’autorità giudiziaria: la Direzione Distrettuale Antimafia) del neo collaboratore di giustizia Giovanni Braccia (ex camorrista appartenente al Clan De Martino dominante a Ponticelli): una notizia clamorosa perché il Braccia ha reso recente testimonianza (raccolta dalla giornalista Luciana Esposito e inoltrata alla Procura della Repubblica di Napoli con una deposizione a verbale) anche sullo spaventoso omicidio delle piccole Nunzia Munizzi (10 anni) e Barbara Sellini (7 anni), seviziate – uccise – bruciate da un pedofilo sadico alla periferia di Cercola il 2 luglio 1983. Con un articolo dedicato al caso della strage del treno Rapido 904 (23 dicembre 1984, 16 morti e 267 feriti) ho chiarito che non vi è alcun nesso tra certi candelotti di esplosivo attribuiti alla banda di Giuseppe Misso e l’ordigno che ha provocato il grave attentato terroristico-mafioso, come è stato stabilito in via definitiva dalla Corte di Cassazione. Con una serie di interviste pubblicate a mezzo stampa ho dato voce agli ex consulenti di Parte Civile nel processo sull’omicidio di Simonetta Cesaroni (7 agosto 1990. Prof.ssa Laura Volpini/Psicologo giuridico; Dott.ssa Chantal Milani/Odontologo forense). Alla strage di Via Caravaggio ho dedicato non solo un intero Blog ma anche una trasmissione di approfondimento on web. Altri programmi d’inchiesta on web sono stati da me dedicati al delitto Romina Del Gaudio (nel corso del programma l’opinione pubblica è stata portata a conoscenza di elementi d’indagine mai resi noti fino ad allòra, grazie all’intervento dell’Avvocato di Parte Civile Francesco Stefani); al duplice omicidio delle bimbe di Ponticelli (un caso che seguo pubblicamente dal 2014); al delitto di Via Poma (l’assassinio di Simonetta Cesaroni: con la partecipazione degli ex consulenti di Parte Civile – Dott. Luciano Garofano/Biologo forense; Prof.ssa Laura Volpini/Psicologo giuridico; Dott.ssa Chantal Milani/Odontologo forense – l’opinione pubblica è stata portata a conoscenza di prove scientifiche importanti ma assolutamente trascurate nei processi in Appello e in Cassazione a carico di Raniero Busco, ex fidanzato della vittima assolto in via definitiva nel 2014). Segnalai a chi di competenza l’articolo di un quotidiano che consentì di rintracciare l’auto dello scrittore Pier Paolo Pasolini (vettura coinvolta nel massacro del 2 novembre 1975 che costò la vita al celebre intellettuale bolognese). Ho dedicato all’omicidio di Anna Parlato Grimaldi tre trasmissioni on web: con l’aiuto di validi collaboratori (Prof. Gianfranco Guccia/esperto di Balistica forense; Dott.ssa Teresa Accetta/Genetista forense e Biologa forense; Dott.ssa Gabriella Notorio/Criminologa e Sociologa) mi feci portavoce della volontà di far riaprire ufficialmente l’inchiesta da parte della Procura della Repubblica di Napoli. Nel corso dell’ultimo anno sono stato ospite di alcune trasmissioni on web nel corso delle quali ho esaminato in lungo e in largo il caso dei delitti del mostro di Firenze, con particolare riguardo alla cosìddetta pista dell’ “uomo del Mugello” (probabilmente l’unica che può condurre alla verità sugli spaventosi duplici omicidi seriali compiuti contro le giovani coppie nella provincia di Firenze tra il 1968 ed il 1985). Alcuni miei articoli hanno avuto ad oggetto anche i delitti della banda della Uno Bianca (1987-1994. Alla ricostruzione degli eventi ho accompagnato la preziosa testimonianza della sopravvissuta Eva Mikula), l’assassinio del giornalista Giancarlo Siani (23 settembre 1985). All’interno di un approfondimento andato in onda nel 2024 – avente a tema il massacro di Ponticelli – non ho mancato di esaminare l’assassinio della piccola Raffaella Esposito (13 gennaio 1981) e la vergognosa disavventura giudiziaria che colpì il giornalista e presentatore televisivo Enzo Tortora (1983-1988). Con una inchiesta a mezzo stampa, divisa in 4 parti, ho ripercorso il caso Ilaria Alpi-Miran Hrovatin evidenziando tutti gli aspetti inquietanti dell’oscuro contesto criminale che ha condotto al loro vile assassinio (la giornalista del Tg3-Rai ed il suo operatore vennero uccisi a Mogadiscio il 20 marzo 1994 da un commando di sicari locali): l’utilizzo irregolare o illegale degli ingenti fondi stanziati per i progetti di Cooperazione tra Italia e Somalia; il traffico internazionale di armi e di rifiuti tossici (adoperando mezzi navali messi a disposizione per la Cooperazione tra Italia e Somalia); i depistaggi (inclusi quelli avvenuti durante il discutibile operato della Commissione parlamentare d’inchiesta presieduta dall’Avvocato Carlo Taormina); la scomparsa di documenti importanti (soprattutto tra il materiale di lavoro delle due vittime ed i referti autoptici) e la manomissione di altri (come l’intervista al Sultano di Bosaso); la complicità della Polizia somala; i legami tra militari-servizi segreti-affaristi-trafficanti-politici-criminalità organizzata.
Questo mio impegno è stato profuso nell’esclusivo interesse della verità, della giustizia, dei parenti delle vittime. Sono fiero di non aver tratto alcun beneficio economico da questa mia lunga attività pubblica.
Qual è la sfida più grande che hai dovuto affrontare nella tua carriera e cosa ti ha insegnato sul tuo modo di reagire al cambiamento?
-La sfida più grande che ho dovuto affrontare è stata quella di trasmettere ai miei potenziali collaboratori e ai parenti delle vittime la stessa tensione etica e morale che mi incoraggiava a seguire questa strada. Fondamentale per dare una ragione, un senso al mio lavoro. Una sfida stimolante che mi ha insegnato ad essere combattivo nella vita, a non arrendermi mai. Neanche dinanzi a quelle difficoltà che sembrano insuperabili.
Se dovessi descrivere la tua giornata tipo con un’immagine, una metafora o un suono, quale sceglieresti e perché?
-Per descrivere la mia giornata tipo sceglierei l’immagine di un uomo intento a scalare un’alta montagna. Sente il peso della fatica ma non vuole mollare e perciò continua, credendo in sé stesso. La vita mi pone quasi ogni giorno dinanzi ad una dura realtà con la quale devo misurarmi. L’avversario è ad ogni angolo di strada. Non sempre è facile trovare l’energia giusta per reagire ma non si può tornare indietro. L’importante è credere in sé stessi cercando di dare il meglio.
Nella tua vita ci sono state persone che hanno cambiato la tua traiettoria? Che traccia emotiva hanno lasciato nel tuo modo di lavorare e vivere?
-Non ho mai avuto la fortuna e l’onore di conoscere il Giudice Istruttore Giovanni Falcone ma ha rappresentato e continua a rappresentare per me un faro, un esempio, un modello. Il suo sacrificio, il suo spirito di servizio, il suo impegno morale mi guidano quotidianamente come cittadino e come operatore dell’informazione. Avevo 11 anni quando avvenne la strage di Capaci: un evento che determinò un piccolo ma significativo cambiamento nella mia vita. Ebbi consapevolezza del fatto che bisognava prendere posizione e che ognuno di noi, anche nel suo piccolo e anche con i propri limiti, doveva cominciare a fare la sua parte per migliorare questa Nazione.
Qual è l’aspetto del tuo lavoro che il pubblico non immagina ma che, per te, rappresenta la parte più vera e forse più faticosa?
-Sicuramente l’acquisizione e lo studio, meticoloso, degli atti processuali. Un dovere fondamentale, a volte reso complicato dalla difficoltà a reperire tutto il materiale necessario (specialmente quando si tratta di “Cold Case” avvenuti molti anni prima). Un operatore dell’informazione non può documentarsi con superficialità. Mai. Chi sceglie questa attività è chiamato ad una grande responsabilità nei confronti dell’opinione pubblica nazionale. Per arrivare ad un parere, ad un giudizio, ad una convinzione i cittadini devono conoscere, bene, tutti i fatti. Ricostruiti e raccontati con la massima precisione e fedeltà. Un cronista non può e non deve mai venir meno all’obiettività-all’imparzialità e deve sempre rispettare la verità giudiziaria.
C’è un fallimento o un passo falso che oggi consideri uno dei tuoi insegnamenti più importanti?
-Forse nella mia vita privata: ad esempio quando mi sono trovato dinanzi ad un bivio che mi ha obbligato a scegliere tra due alternative radicalmente differenti. Non sempre la soluzione che ho ritenuto la migliore in un determinato momento si è rivelata giusta con il passare del tempo. In fin dei conti è normale perché può accadere a ciascuno di noi. Gli errori del passato ci ammaestrano il futuro e possiamo farne tesoro per migliorare il rapporto con noi stessi e con gli altri.
Come ti ha trasformato?
-Più saggezza e meno “ impulsività “.
Quando non lavori, quali hobby o passioni ti riportano in equilibrio e ti ricordano chi sei al di là dei ruoli professionali?
-Sicuramente la mia grande passione per il cinema. Sono un inguaribile cultore della settima arte da quando avevo 6 anni. Assistere alla visione di un film mi rilassa molto. Probabilmente se non avessi scelto la strada dell’informazione avrei messo il mio amore per la scrittura al servizio dell’industria cinematografica. Magari come sceneggiatore.
Se potessi spedire una lettera al “te” di dieci anni fa, cosa gli diresti per incoraggiarlo o per metterlo in guardia?
-Per incoraggiarlo scriverei di limitarsi ad accettare i consigli altrui senza farsi influenzare o guidare dagli stessi. Ognuno deve fare ciò che sente nel proprio cuore, nella propria mente. Per metterlo in guardia scriverei di non fidarsi troppo delle persone. E’ molto spiacevole dirlo ma è necessario per difendersi bene dalla cattiveria, dal tradimento della fiducia e dall’invidia.
Qual è un sogno che non hai ancora realizzato – personale o professionale – e cosa ti spinge a inseguirlo ancora oggi?
-Sul piano personale ho un sogno nel cassetto che desidero tenere – almeno per ora – custodito nel mio cuore. Sul piano professionale inseguo un ambizioso traguardo: convincere la Procura della Repubblica di Napoli a riaprire l’indagine sull’omicidio della imprenditrice e giornalista napoletana Anna Parlato Grimaldi, assassinata il 31 marzo 1981 da un individuo rimasto ignoto. Sfortunatamente io ed i miei collaboratori non abbiamo ottenuto alcuna risposta da parte dei parenti della vittima (hanno ricevuto tutto il materiale – scritto e video – che è entrato a far parte del mio meticoloso lavoro su questo “Cold Case”). La loro volontà è necessaria ed imprescindibile per rimettere in movimento la macchina della giustizia.
Per chi ti legge e magari si sente “bloccato”, qual è la verità più preziosa che hai imparato lungo il cammino e che vorresti condividere? -Bisogna credere in sé stessi e in ciò che si fa, evitando di “rinchiudersi” nella vita privata: il nostro Paese ha bisogno di noi per cambiare in meglio. E’ possibile determinare una svolta anche senza gesti “eclatanti”. Chi trova la strada giusta sente battere il suo cuore. E’ la sola “voce” alla quale bisogna dare ascolto per non
Di Clarissa Matrella (Criminologa e Grafologa forense)
