La scelta del perdono dopo una tragedia che ha segnato profondamente una famiglia e un intero territorio. È questo il filo conduttore dell’incontro ospitato presso la Biblioteca Comunale “Guido Dorso” di Secondigliano, dove gli studenti dell’I.C.S. “Savio-Alfieri” hanno presentato il podcast “Sintonizzati sul perdono”, realizzato in collaborazione con l’associazione “Oltre la violenza”.
Tra i protagonisti della giornata anche Vincenzo Bruner, figlio del capitano Francesco Bruner, una delle vittime della strage del 2015. Attraverso le attività dell’associazione fondata dalla madre, Rosaria Giuliani, la famiglia Bruner ha trasformato il dolore in un percorso di testimonianza, educazione alla legalità e promozione della cultura della non violenza.
A margine dell’iniziativa abbiamo raccolto le riflessioni di Vincenzo Bruner sul valore della memoria, sull’importanza del dialogo tra le nuove generazioni e sul significato profondo del perdono come scelta concreta di vita.
Oggi hai ascoltato un podcast realizzato da studenti che hanno riflettuto sul tema del perdono. Quale emozione hai provato nel vedere dei ragazzi confrontarsi con una storia che riguarda così da vicino la tua famiglia?
«Ho provato un grande senso di gratitudine ed allo stesso tempo di responsabilità.
Sono grato agli studenti che attraverso i loro docenti hanno riflettuto sulla scelta del perdono. Da figlio e da genitore avverto una grande responsabilità nei confronti delle nuove generazioni. La memoria del sacrificio di mio padre è un dovere civico e morale, che purtroppo non tutti avvertono».
Tua madre, Rosaria Giuliani, ha trasformato un dolore immenso in un impegno concreto attraverso l’Associazione “Oltre la violenza”. Qual è l’insegnamento più importante che hai ricevuto da lei in questi anni?
«In realtà la nostra educazione familiare sin dall’infanzia è sempre stata improntata in un’ottica di non-violenza e di apertura nei confronti del prossimo. Non è stato però facile proseguire su questi insegnamenti e la sua guida ci ha aiutato nel non cadere nel circolo dell’odio e della vendetta, tenendoci lontani da ogni pensiero violento o vendicativo. Nei primi tempi dopo la morte di nostro padre eravamo purtroppo avvolti in una società tossica, che gridava vendetta e giustizia, come se fossero state la stessa cosa, alimentando un circuito dal quale nostra madre è riuscita a tenerci fuori ed aiutandoci a maturare le scelte che condividiamo oggi con la nostra associazione.»
Nel podcast si parla di persone che hanno scelto il perdono invece dell’odio. Quanto è stato difficile per te comprendere e condividere questo percorso umano?
«Le ferite che portiamo nell’animo ci hanno portato ad un percorso di “guarigione”, attraverso l’allontanamento dall’odio e dalla violenza. Più che comprendere, abbiamo elaborato in primis e poi condiviso con chi ci era accanto la scelta del perdono».
Che messaggio vorresti lasciare ai giovani di Secondigliano e di Napoli che oggi hanno partecipato a questa iniziativa e che si trovano a vivere in una società dove spesso prevalgono rabbia e conflitto?
«Ai giovani rivolgo una sola parola: dialogo. Non c’è relazione con l’altro senza dialogo. Dal dialogo può nascere perdono del torto subito o la crescita e la maturazione verso la non-violenza.
Giovani, dialogate sempre con i vostri amici, con i vostri genitori, con i vostri insegnanti. Nessun problema è irrisolvibile o irrimediabile. La mancata condivisione invece è una occasione di crescita perduta»
Se potessi parlare ai ragazzi che hanno realizzato questo progetto, quale consiglio daresti loro affinché continuino a essere testimoni di legalità, memoria e speranza nel loro territorio?
«Portate sempre avanti le vostre idee, come nella realizzazione del podcast. Le domande ed il dialogo che ne deriva, anche negli argomenti più scomodi o impegnativi, sono alla base della vostra coscienza sociale. Del vostro vivere nel giusto, nella legalità. E tramandare la memoria del proprio territorio è un dovere morale, per chi ha donato la vita e per la speranza di un domani senza violenza ed odio».
testo di Luca Saulino
foto di Salvatore Grimaldi
