Ceuze annevate: il sapore dell’estate che non c’è più

“Ceuze annevate!!” Così dava la voce il venditore di ceuze…e camminava con due panieri nelle rispettive mani: uno con le ceuze bianche una con quelle nere. A  volte nella zona di Capodichino Secondigliano ce n’era uno che aveva un Motom, con dietro una sporta grande con le ceuze bianche e un canestro più piccolo con quelle nere. Il Motom ai miei occhi di bambino sembrava un veicolo orribile e sgraziato…salvo scoprire molto pià tardi che invece è stato un piccolo gioiello di meccanica e di estetica… Ma questa è un’altra storia, torniamo alle ceuze.

“Ceuze annevate”  gridava il venditore…e io correvo con qualche spicciolo nelle mani: spicciolo… allora, non erano spiccioli, erano soldi… Ad esempio venti lire avevano un proprio valore e con quella cifra si compravano cose…ad esempio una bella manciata di ceuze, su una foglia di fico. Io a malapena riuscivo a guardare nella sporta perché  non sufficientemente alto a causa dell’età e vedevo quell’insieme di piccoli frutti, chiari vagamente giallognoli e tutti ricoperti di puntini neri e tutti un po’ diversi l’uno dall’altro. A pensarci ora sembrerebbero larve. Poi mi veniva consegnata la foglia con quella delizia di inizio estate e ritornavo in casa: le ceuze erano una delizia infinita, dolci ma con un aroma che poteva somigliare alla vaniglia. Ogni mora che schiacciavo contro il palato ne richiedeva inesorabilmente un’altra e così fino alla fine quando, le ceuze finivano e le papille gustative ancora restavano vogliose di quella prelibatezza. Una volta comprammo sia le ceuze nere sia quelle bianche ed io provai a mangiare una di quelle nere. Eano grosse, succosissime e tutte belle precise e uguali  l’una all’altra rispetto alle bianche. Poi macchiavano in maniera irrimediabile… La mia lingua fu aggredita da un succo asprigno, acre…Praticamente le schifai e mi rifeci la bocca con quelle bianche: dolci, piccole, vanigliate, sublimi che davano la certezza che solo la natura potesse creare un sapore così paradisiaco…”Tienpi belli di una vota.”

Nunzio Dell’Annunziata

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