Per la nostra rubrica delle interviste a cadenza settimanale, questa volta ci spostiamo in ambito musicale.
Irene Ferrara, originaria di Secondigliano, è una stimata dj che vanta collaborazioni con numerosi artisti italiani, tra cui Carmen Consoli, Caparezza, Thegiornalisti, ma anche a livello internazionale, come Snoop Dogg, Chris Brown e Basement jaxx: ha vissuto tra Barcellona e Roma, ma il suo cuore appartiene a Napoli ed è qui che oggi si dedica alla musica, spaziando tra vari generi musicali quando è in consolle. Abbiamo avuto l’opportunità di conoscerla per farci raccontare la sua passione e le sue esperienze nel panorama musicale che ritrovano sempre un filo rosso che le riconduce a Napoli.
𝗤𝘂𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗲 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝗻𝗮𝘀𝗰𝗲 𝗹𝗮 𝘁𝘂𝗮 𝗽𝗮𝘀𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗽𝗲𝗿 𝗹𝗮 𝗺𝘂𝘀𝗶𝗰𝗮, 𝗶𝗻 𝗽𝗮𝗿𝘁𝗶𝗰𝗼𝗹𝗮𝗿𝗲 𝗽𝗲𝗿 𝗶𝗹 𝗱𝗷 𝘀𝗲𝘁? 𝗥𝗮𝗰𝗰𝗼𝗻𝘁𝗮𝗰𝗶 𝘂𝗻 𝗽𝗼’ 𝗱𝗶 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗱𝗲𝗹 𝘁𝘂𝗼 𝗴𝗲𝗻𝗲𝗿𝗲 𝗺𝘂𝘀𝗶𝗰𝗮𝗹𝗲!
«Guardando i cartoni animati Disney con quelle colonne sonore fantastiche e tutti quelli che trasmettevano in televisione con le sigle di Cristina D’Avena, ma in casa c’erano anche tanti dischi, dai Beatles a Lucio Battisti, De Gregori, Battiato, Renzo Arbore e l’orchestra italiana e molti napoletani come i fratelli Bennato e Gragnaniello.
La passione per il djset ce l’ho da sempre, da piccola facevo compilation personalizzate per gli amici, per i compleanni, i viaggi, le ferie e fare festa è sempre stato il mio obiettivo proprio di vita, quindi ho unito le due cose, che mi riuscivano molto bene e oggi sono qui.»
𝗛𝗮𝗶 𝘃𝗶𝗮𝗴𝗴𝗶𝗮𝘁𝗼 𝗶𝗻 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗼 𝗶𝗹 𝗺𝗼𝗻𝗱𝗼 𝗽𝗲𝗿 𝗰𝗼𝘀𝘁𝗿𝘂𝗶𝗿𝗲, 𝗽𝗮𝘀𝘀𝗼 𝗱𝗼𝗽𝗼 𝗽𝗮𝘀𝘀𝗼, 𝗹𝗮 𝘁𝘂𝗮 𝗰𝗮𝗿𝗿𝗶𝗲𝗿𝗮 𝗺𝘂𝘀𝗶𝗰𝗮𝗹𝗲, 𝗺𝗮 𝗶𝗹 𝘁𝘂𝗼 𝗰𝘂𝗼𝗿𝗲 𝗮𝗽𝗽𝗮𝗿𝘁𝗶𝗲𝗻𝗲 𝘀𝗲𝗺𝗽𝗿𝗲 𝗮 𝗡𝗮𝗽𝗼𝗹𝗶. 𝗤𝘂𝗮𝗻𝘁𝗼 𝗲 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝗹𝗲 𝘁𝘂𝗲 𝗿𝗮𝗱𝗶𝗰𝗶 𝗶𝗻𝗳𝗹𝘂𝗲𝗻𝘇𝗮𝗻𝗼 𝗹𝗮 𝘁𝘂𝗮 𝗺𝘂𝘀𝗶𝗰𝗮? 𝗖𝗶 𝘀𝗼𝗻𝗼 𝗱𝗲𝗶 “𝗿𝗶𝗰𝗼𝗿𝗱𝗶 𝗺𝘂𝘀𝗶𝗰𝗮𝗹𝗶” 𝗰𝗵𝗲 𝗹𝗲𝗴𝗵𝗶 𝗮𝗹 𝘁𝘂𝗼 𝗾𝘂𝗮𝗿𝘁𝗶𝗲𝗿𝗲?
«Ho viaggiato in realtà poco per lavoro, a parte il sud Italia e un poco l’Italia in generale, ma molto per vedere concerti in giro, questo sì, e l’esperienza del viaggio per sentire musica, per assistere a qualche spettacolo, mi ha da sempre ispirato, immergermi in un’atmosfera in cui siamo tutti lì con la stessa emozione e la stessa attesa è la magia che mi stimola nel mio lavoro che è fatto di musica ma soprattutto di sensazioni e scambi umani.
Per quanto riguarda quanto le mie radici mi abbiano influenzato penso non tanto vivere a Napoli ma proprio l’essere di Napoli credo che caratterizzi da sempre il mio modo di approcciare alle situazioni diverse in cui mi piazzo, passo da cose molto eleganti e formali, tipo mostre, presentazioni di film, di dischi a feste di piazza, sagre, situazioni anche estreme e penso che il mio spirito di adattamento e il mio modo di interagire nelle diverse situazioni lo devo alle miei origini e al posto in cui sono cresciuta, l’empatia come mia caratteristica di base di certo viene dal mio quartiere.»
𝗦𝗶𝗰𝘂𝗿𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗻𝗲𝗴𝗹𝗶 𝗮𝗻𝗻𝗶, 𝗽𝗿𝗶𝗺𝗮 𝗱𝗶 𝗿𝗮𝗴𝗴𝗶𝘂𝗻𝗴𝗲𝗿𝗲 𝗱𝗲𝗶 𝗿𝗶𝘀𝘂𝗹𝘁𝗮𝘁𝗶, 𝗰𝗶 𝘀𝗮𝗿𝗮𝗻𝗻𝗼 𝘀𝘁𝗮𝘁𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗱𝗶𝗳𝗳𝗶𝗰𝗼𝗹𝘁𝗮̀, 𝗺𝗮 𝗽𝗼𝗶 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗴𝗿𝗮𝗻𝗱𝗶 𝘀𝗼𝗱𝗱𝗶𝘀𝗳𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶. 𝗤𝘂𝗮𝗹 𝗲̀ 𝗶𝗹 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗯𝗲𝗹 𝗿𝗶𝘀𝘂𝗹𝘁𝗮𝘁𝗼, 𝗽𝗿𝗼𝗴𝗲𝘁𝘁𝗼, 𝗲𝘃𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗶𝗻 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗼 𝗰𝗮𝗺𝗽𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗵𝗮𝗶 𝘃𝗶𝘀𝘀𝘂𝘁𝗼 𝗲 𝗾𝘂𝗮𝗹𝗲 𝗶𝗻𝘃𝗲𝗰𝗲 𝗹𝗮 𝗱𝗶𝗳𝗳𝗶𝗰𝗼𝗹𝘁𝗮̀ 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗹𝗲𝘀𝘀𝗮 𝗰𝗵𝗲 𝗿𝗶𝘁𝗶𝗲𝗻𝗶 𝗱𝗶 𝗮𝘃𝗲𝗿 𝘀𝘂𝗽𝗲𝗿𝗮𝘁𝗼?
«Poche difficoltà nel senso che dopo una bella e lunga esperienza in radio mi si sono aperte molte porte, forse la difficoltà più grande è stata riuscire a sentirmi a mio agio in un ambiente notturno, ho fatto un po’ fatica. Quando ho iniziato questo lavoro le serate iniziavano molto più tardi rispetto a oggi, e finivano alle 6 del mattino ma, e ci tengo a sottolinearlo soprattutto in questo particolare momento di restrizioni, ordinanze e chiusure di locali in Campania, poi standoci dentro, ho capito che quello della notte è il contesto più rassicurante che ci sia, pieno di rapporti umani sinceri per l’obiettivo comune dell’esperienza collettiva, e questo si percepisce molto e fa la differenza, rispetto alla frenesia del giorno è tutto più lento, c’è meno individualismo, nella notte ho trovato la mia dimensione.»
𝗢𝗴𝗴𝗶 𝘁𝗮𝗻𝘁𝗶 𝗿𝗮𝗴𝗮𝘇𝘇𝗶 𝗵𝗮𝗻𝗻𝗼 𝗶𝗹 𝘀𝗼𝗴𝗻𝗼 𝗱𝗶 𝗽𝗼𝘁𝗲𝗿 𝗱𝗶𝘃𝗲𝗻𝘁𝗮𝗿𝗲 𝗰𝗮𝗻𝘁𝗮𝗻𝘁𝗶, 𝗺𝘂𝘀𝗶𝗰𝗶𝘀𝘁𝗶, 𝗱𝗶 𝗲𝗺𝗲𝗿𝗴𝗲𝗿𝗲 𝗻𝗲𝗹 𝗰𝗮𝗺𝗽𝗼 𝗮𝗿𝘁𝗶𝘀𝘁𝗶𝗰𝗼. 𝗤𝘂𝗮𝗹𝗲 𝗰𝗼𝗻𝘀𝗶𝗴𝗹𝗶𝗼 𝘃𝗼𝗿𝗿𝗲𝘀𝘁𝗶 𝗱𝗮𝗿𝗲 𝗮 𝗰𝗵𝗶 𝘀𝘁𝗮 𝗰𝗲𝗿𝗰𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗱𝗶 𝘃𝗶𝘃𝗲𝗿𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝘀𝘂𝗮 𝗽𝗮𝘀𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲?
«Mi piace dare consigli pratici, reali, quindi stare in giro, per strada, vedere i concerti, andare alle presentazioni dei dischi, alle prime dei film, parlare con la gente, confrontarsi con altri artisti e ancora di più semplicemente con gli appassionati di musica, questo manca. Ho a che fare con molti di loro, parlo proprio di addetti ai lavori o aspiranti tali, che però non vedo mai da nessuna parte e spesso proprio ignorano cosa li circonda, non vedo mai ai djset, alle feste, ai concerti e non so se sia la pigrizia o ancora peggio per il fatto che i social ci consentano con una storia di “stare sul pezzo” e questo abbia stravolto le cose giustificando l’assenza fisica. Non immergersi, non calarsi nelle situazioni secondo me non consente una crescita e lascia indietro, il consiglio che posso dare è essere presenti e curiosi, esporsi.»
Sara Finamore
