La scuola bendata

Non è facile per nessuno, e lo capisco, siamo tutti soggetti ad ansia, agitazione e stress, e lo capisco, non sappiamo di chi fidarci e di chi no, e lo capisco. Studiamo tanto per non deludere le aspettative di nessuno, per avere un buon voto a fine anno, per non calare la media, c’è chi lo fa per obbligo e chi invece per piacere, ma un attimo, dove è finito il piacere? C’è davvero qualcuno che si sente ancora a proprio agio? La verità è che non spegniamo il computer per la paura che possano esserci degli aggiornamenti improvvisi, non cambiamo stanza, perché se la connessione dovesse rallentarsi ci troveremmo una nota disciplinare sul registro scolastico, chiudiamo a chiave la porta perché i professori non vogliono che i genitori sentano le lezioni e così mia madre ha dovuto riscrivere la lista della spesa, ha dovuto rimandare le faccende domestiche di sei ore e comunicare con sua faglia dalla cucina alla camera da letto tramite un cellulare. A stento mi chiede come sia andata, perché insomma, come vuoi che sia andata? Il dispositivo che uso è vecchio, e lo stipendio non arriva a casa da troppo tempo per comprarne uno nuovo, il microfono ci mette qualche secondo per attivarsi e ho imparato che basta davvero qualche secondo per cambiare la tua reputazione, chissà cosa pensano che faccia in quella durata di tempo così minima. Vorrei tanto urlare: “mi tremano troppo le mani per cercare la risposta alla vostra domanda”, ma rimango zitta, mortificata, come se stessi realmente imbrogliando qualcuno, e allora la voce mi si blocca in gola, “Iovino non ti sento, ti metto 4”, inizio a chiedere scusa, “mi dispiace davvero, perdonatemi prof”. Perdonatemi? E di cosa? Non ho deriso nessuno, mi sono comportata con educazione, sono stata gentile, ho chiesto scusa, è da più di un anno che chiedo scusa per un errore che non ho mai commesso, ma continuo a farlo, ogni volta. I miei genitori non possono più mettermi in punizione perché non studio abbastanza, siccome durante gli incontri scuola-famiglia i professori si lamentano delle fotocamere rotte e sbiadite, non mi sento più dire:” impegnati di più”, perché parliamoci chiaramente, a cosa servirebbe impegnarsi di più? Lo scorso anno ho dovuto ripetere l’interrogazione di filosofia tre volte, la mia immagine si bloccava e la professoressa non riusciva a sentire tutte le lettere della stessa parola, così quella parola ho dovuto ripeterla per tre giorni di fila. Un mio compagno di classe durante l’esposizione metteva le mani tra le gambe, per rassicurarsi, ma la professoressa l’ha costretto a metterle sopra la testa, ad un certo punto gli facevano male le braccia e poteva scegliere: se non si fosse alzato, allontanandosi di qualche metro dal computer avrebbe preso una grave insufficienza. Lui era dall’altra parte della stanza e doveva urlare per far arrivare la sua voce in modo chiaro. È stato umiliato, nella sua casa, nella sua camera, da qualcuno che non ha avuto rispetto nei suoi confronti e che continua a non farlo. Se il computer è scarico e provi a prendere il caricabatterie mettono l’uscita, ma se si spegne e tu non hai avvisato prima, per loro è come se fossi stato assente tutta la giornata. Non ho paura di prendere un brutto voto se non ho studiato, ho paura di non essere nemmeno ammessa all’interrogazione a causa del mio sfondo troppo chiaro, troppo scuro o troppo e basta, eppure l’altro giorno il professore di matematica era steso sul divano per un forte mal di schiena, noi gli abbiamo chiesto di farci sapere come stesse, manco ci abbiamo fatto caso a dove fosse seduto. La professoressa di storia non accende la fotocamera perché non vuole mettere in pericolo la sua immagine, ma se durante una perdita di sangue dal naso proviamo a spegnere la nostra, abbiamo perso per sempre la sua ammirazione. Perciò noi capiamo, ma non è facile per nessuno, siamo tutti soggetti ad ansia, agitazione e stress, e non sappiamo di chi fidarci e di chi no.

Arianna Iovino

17 anni

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