Secondiglianesi. La psicologa Ida Renzullo: «I ragazzi del nostro quartiere hanno bisogno di qualcuno che creda in loro»

38 anni, laureata in psicologia, attualmente specializzanda in psicoterapia funzionale e istruttore socioeducativo presso il Comune di Napoli, per anni impegnata nella lotta contro la violenza di genere, Ida Renzullo, secondiglianese, è conosciuta soprattutto per il suo sostegno psicologico ai malati terminali presso l’Hospice di Casavatore (nella foto che pubblichiamo, in gruppo con i bambini di una delle aree più povere del Venezuela).

Cresciuta in via dell’Ortigara, per la toponomastica quartiere Miano ma di fatto Secondigliano, Ida ricorda come se fosse ieri i giochi in strada della sua infanzia: «Eravamo tutti lì, senza alcuna differenza e i più grandi guardavano i più piccoli, con quel vicoletto diventato una vera e propria famiglia. Poi ho avuto la fortuna di conoscere la professoressa Rosanna Gisotti che ci accoglieva nella sua casa a via Regina Margherita, un luogo dove fare ripetizione di latino ma soprattutto crescere tra i libri, senza farsi mancare momenti più leggeri. E a lei che devo tanto anche per la mia professione di psicologa. Lei credeva in me, sapeva che ci sarei riuscita un giorno. Ecco, i ragazzi di Secondigliano hanno proprio bisogno di qualcuno che creda in loro».

Il luogo del cuore di Ida resta un vecchio box diventato centro di aggregazione. «Era il box di Luigi Amato, oggi consigliere municipale – racconta a Periferiamonews – nel cui soppalco nacque il nostro rifugio. C’era chi studiava, chi leggeva, chi giocava a carta, chi si innamorava tra la musica di Vasco e Pino e tanti sogni».

Per Ida la vera sfida dei giorni nostri è proprio ripartire dalle potenzialità dei giovani, coltivare la speranza di una rinascita che diventi freno per l’emigrazione di cervelli al Nord come all’estero. «Bisogna – sottolinea Ida – dire ai giovani: puoi restare nella tua terra, ovviamente se gli offri delle opportunità concrete di formazione, occupazione e cultura».

Altro tema che sta a cuore ad Ida è il recupero delle radici. «Questo – evidenzia – è un territorio con una storia bellissima da valorizzare e le esperienze umane e professionali di molti secondiglianesi sono proprio il frutto di quelle conoscenze, abilità e sacrifici insiti nella tradizione del quartiere. Da mio padre ho ereditato un grande impegno civico e da mia madre l’amore per il prossimo».

La sua professione le ha consentito di venire in contatto con tante realtà giovanili emergenti. «E’ una comunità che va irrorata per farla fiorire, una comunità umana – dice ancora – che sa accogliere e raccogliersi e che deve riscoprire l’amore per il bene comune».

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