“In my shoes/Lovesong”, Nicoletta Severino racconta lo spettacolo in scena al Bolivar il 5 dicembre

E’ scontato dire quanto questo stop ai teatri sia stato sofferto e quanto sono mancati gli spettacoli dal vivo, ma adesso è tempo di ripartire e di tornare ad assaporare la bellezza di andare a teatro. Nicoletta Severino, ballerina e titolare di una scuola di danza a Secondigliano, ne è convinta più che mai: la pandemia ha bloccato le sue lezioni di danza, ma le idee hanno continuato a viaggiare; così ha infatti strutturato uno spettacolo di danza con altri professionisti dal titolo “In my shoes/Lovesong” che andrà in scena domenica 5 dicembre alle ore 20.30 al teatro Bolivar. Ne abbiamo parlato con lei per saperne di più sulla genesi dello spettacolo e per capire quale messaggio vuole lanciare agli spettatori.

Quando e come nasce la tua passione per la danza?

«Ho iniziato a studiare danza che ero piccolissima: avevo 4 anni ed andavo a scuola dalle suore, il pomeriggio veniva una maestra di danza ed io restavo lì, nel silenzio del refettorio, ad aspettare che arrivasse l’ora della lezione, era come un rituale ed ho sentito da subito che era il mio rituale. Credo sia qualcosa di innato, che ti sceglie prima ancora che sia tu a farlo, è un istinto, una necessità: io sentivo che il mio corpo aveva bisogno di muoversi, di abbandonarsi, di esprimersi; la danza la si ha dentro, è qualcosa di difficile da spiegare, una sorta di vocazione, lei c’è e tu devi soltanto ascoltarla, lasciarle spazio, farla venire fuori, perché hai dentro delle cose che attraverso il medium limitato della parola non si riuscirebbero ad esprimere, perché sono intraducibili e necessitano di un linguaggio altro. Da allora non ho mai smesso, la danza è stata una compagna fedele che mi è stata a fianco durante la crescita e che mi ha resa la donna che sono; mi ha permesso di vivere con un surplus di emozioni, mi ha fatto scoprire una dimensione di vita diversa, mi ha insegnato la pazienza, la perseveranza, il senso dell’impegno e della fedeltà all’impegno, mi ha insegnato a contare su me stessa e mi ha letteralmente messa sulle mie gambe. Ho iniziato ad insegnare per questo: sentivo il bisogno di condividere con gli altri tutto questo, sentivo il bisogno di vedere dischiudersi questo mondo di fronte ad altri occhi».

Da quanto tempo hai una scuola di danza tutta tua?

«“Attitude”, la mia scuola, nasce nel 2013, si chiama così perché sottesa c’è appunto quest’idea di “atteggiamento” che la danza insegna nei confronti della vita che mi piaceva sottolineare. E nasce qui, a Secondigliano, perché sono convinta che fare danza significhi fare cultura, significhi arricchire il territorio, significhi creare un luogo in cui dedicarsi a qualcosa di bello e costruttivo e credo che di cose belle e costruttive ci sia bisogno anche e soprattutto in periferia. E credo di non essermi sbagliata, perché quello che abbiamo costruito in questi anni è qualcosa di raro e molto prezioso e ne sono orgogliosa».

Come nasce l’idea di dare vita a questo spettacolo?

«L’idea di questo spettacolo nasce, oserei dire, da un bisogno: durante la situazione pandemica non c’è stato spazio per gli slanci creativi e così tutta una serie di scintille inespresse si sono sedimentate in me fino a sentire prepotente la voglia di esplodere. Senza contare che la danza vive di presenza e per troppo tempo è stata costretta lontana dalle scene finendo per diventare poco più di un esercizio, lontano dalla sua più nobile anima artistica. La danza ha bisogno di vivere nel qui e nell’ora, nella carnalità dei corpi, ha bisogno di un pubblico per generare una comunicazione emotiva e sono felice che il Teatro Bolivar abbia deciso di dedicare una serata alla danza, mi sembra un modo per sottolinearne l’importanza sociale e per restituirle lo spazio negatole».

Com’è strutturato lo spettacolo e quale messaggio vuole portare in scena?

«Lo spettacolo sarà suddiviso in due pièce. La prima performance è intitolata “In my shoes”, l’idea in origine è nata da una riflessione sul rapporto particolare, ed a volte un po’ morboso, che i ballerini hanno con i propri piedi, per allargarsi ad un’analisi più generale: i piedi sono quelli che ci sostengono e che letteralmente ci fanno stare sulle nostre gambe. E così parte la performance, con i piedi nudi che reclamano attenzione, ma poi si “vestono”, vengono costretti in un paio di scarpe e quelle scarpe dicono tanto di noi: succede questo in scena, ogni danzatrice indossa un paio di scarpe che la personalizza, che le dà un’identità, che racconta il suo mondo. La seconda pièce si intitola “Lovesong” e nasce quasi come una dedica d’amore all’amore, in tutte le sue forme, ma anche da una sofferta e lucida consapevolezza della sua mortalità. C’è un momento astratto in esordio, un ideale trasognato, ma poi c’è realtà: quella complessa dell’umano, quella conflittuale dei sentimenti. Vuole essere una riflessione sull’ostico delle relazioni umane, fatte di incomprensioni, conflittualità, incapacità anche, e solo accidentalmente si sofferma su una relazione di tipo sentimentale mettendo sotto la lente d’ingrandimento della scena l’infinita gamma di emozioni che si dipanano quando due individui provano a squarciare gli argini della propria solitudine esistenziale ritrovandosi intimamente nudi l’uno di fronte all’altro. A danzare con me sarà Gennaro Della Ragione, un ballerino campano con esperienze professionali sia in Europa che negli Stati Uniti, con il quale sono contenta di condividere il palco innanzitutto per la disponibilità emotiva che ha avuto e che per me ha valore sopra ogni cosa».

Chi saranno le altre professioniste in scena?

«In scena con me ci sono tre danzatrici che hanno studiato e si sono formate presso la mia scuola, Attitude, ed è per me motivo di orgoglio poter andare in scena con loro in un rapporto alla pari, perché la danza, il palcoscenico, riescono ad essere estremamente democratici ed è una cosa che trovo molto bella, superare i ruoli, andare in scena insieme e fare quello a cui dedichiamo tanto del nostro tempo: danzare. C’è Emanuela Ippolito che indosserà le scarpette da punta, Ivana Orfeo, con le sneakers, Valeria Esposito con gli anfibi e poi ci sono io, con i tacchi».

Dove si possono acquistare i biglietti?

«I biglietti sono disponibili su go2 oppure presso il botteghino del Teatro Bolivar. Vi aspetto a teatro, perché la danza va vista dal vivo, solo così si può creare quella comunicazione profonda e viscerale che ne costituisce l’essenza più intima».

Produzione: Attitude

Foto: Fernando Alfieri, Claudio Paliotti

Audio e Luci: Teatro Bolivar

Articolo a cura di Sara Finamore

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