Nel cuore del Santuario di Pompei, durante la celebrazione della Supplica alla Madonna del Rosario, Papa Leone XIV ha affidato alla Vergine il suo ministero petrino, pronunciando un’omelia intensa, attraversata dai temi della pace, della misericordia e della centralità del Rosario nella vita cristiana. Una visita particolarmente simbolica, avvenuta esattamente un anno dopo l’elezione al soglio pontificio.
Il Pontefice ha aperto la riflessione partendo dalle parole del Magnificat: “L’anima mia magnifica il Signore”, indicando nella Vergine Maria il modello di una fede che si fa speranza per tutta l’umanità. Nell’omelia ha ricordato come, 150 anni fa, Bartolo Longo pose la prima pietra del Santuario insieme alla contessa Marianna Farnararo De Fusco, trasformando Pompei in una “città mariana” nata accanto ai resti dell’antica civiltà sepolta dal Vesuvio.
Il Papa ha richiamato anche le parole pronunciate da Giovanni Paolo II proprio a Pompei nel 2003, quando il santo pontefice parlò della necessità di annunciare Cristo a una società che “si va allontanando dai valori cristiani”. Un riferimento che Leone XIV ha collegato alle sfide del presente, tra guerre, smarrimento spirituale e crisi delle relazioni familiari.
Nel passaggio più personale dell’omelia, il Pontefice ha spiegato il legame profondo con Pompei: “Esattamente un anno fa, quando mi è stato affidato il ministero di Successore di Pietro, era proprio la giornata della Supplica alla Vergine del Santo Rosario di Pompei. Dovevo dunque venire qui, a porre il mio servizio sotto la protezione della Vergine Santa”. Un riferimento accompagnato dal richiamo a Leone XIII, il Papa del Rosario, da cui ha scelto di prendere il nome.
Al centro dell’omelia il valore del Rosario, definito una preghiera semplice ma profondamente contemplativa, capace di riportare continuamente i fedeli a Gesù e all’Eucaristia. Per Leone XIV l’Ave Maria ripetuta nei misteri del Rosario è “un atto di amore”, paragonato alle parole che chi ama ripete senza stancarsi.
Forte anche il passaggio dedicato alla pace. Il Pontefice ha ricordato che i tempi attuali “non sono migliorati” e che le guerre continuano a insanguinare molte regioni del mondo. Da qui il nuovo appello rivolto ai fedeli: “Non possiamo rassegnarci alle immagini di morte che ogni giorno le cronache ci propongono”. Infine, l’invocazione conclusiva alla Madonna di Pompei affinché ottenga da Dio “un’effusione sovrabbondante di misericordia” capace di placare odi e rancori.
La frase conclusiva dell’omelia è stata accolta da un lungo applauso dei fedeli presenti nel Santuario: “Fratelli e sorelle, nessuna potenza terrena salverà il mondo, ma solo la potenza divina dell’amore, che Gesù, il Signore, ci ha rivelato e donato”.
