Realizzato senza contributi pubblici e frutto di oltre tre anni di lavorazione tra Napoli, Kenya e Zambia, Il Coach dei 2 Mondi sarà presentato in anteprima mondiale al Giffoni Film Festival 2026, nella sezione dedicata allo sport. Diretto da 𝗔𝗱𝗿𝗶𝗮𝗻𝗼 𝗣𝗮𝗻𝘁𝗮𝗹𝗲𝗼, il documentario racconta la straordinaria storia di 𝗔𝗻𝘁𝗼𝗻𝗶𝗼 𝗣𝗲𝘁𝗶𝗹𝗹𝗼, allenatore che ha dedicato la propria vita alla formazione di generazioni di ragazzi tra Napoli e l’Africa, facendo del basket uno strumento di educazione, inclusione e cambiamento sociale.
L’opera assume un valore simbolico ancora più forte perché rappresenta l’ultima produzione cinematografica realizzata all’interno delle Vele di Scampia prima della loro demolizione. Una scelta che consegna alla memoria uno dei luoghi più iconici del Paese attraverso uno sguardo diverso, capace di raccontare una Scampia fatta di comunità, relazioni, educazione e speranza, lontana dagli stereotipi che per anni hanno caratterizzato il quartiere.
L’anteprima al Giffoni Film Festival sarà accompagnata da un evento speciale con la partecipazione di 𝗔𝗱𝗿𝗶𝗮𝗻𝗼 𝗣𝗮𝗻𝘁𝗮𝗹𝗲𝗼 e 𝗔𝗻𝘁𝗼𝗻𝗶𝗼 𝗣𝗲𝘁𝗶𝗹𝗹𝗼. Dopo la proiezione e l’incontro con il pubblico, il coach guiderà un training camp dedicato ai giovani cestisti nell’Arena di Giffoni, trasformando i valori raccontati nel film in un’esperienza concreta di sport, formazione e condivisione.
L’idea del documentario nasce nel 2019 da 𝗦𝘁𝗲𝗳𝗮𝗻𝗼 𝗣𝗿𝗲𝘀𝘁𝗶𝘀𝗶𝗺𝗼𝗻𝗲, giornalista de Il Mattino, che racconta a 𝗔𝗱𝗿𝗶𝗮𝗻𝗼 𝗣𝗮𝗻𝘁𝗮𝗹𝗲𝗼 la storia di 𝗔𝗻𝘁𝗼𝗻𝗶𝗼 𝗣𝗲𝘁𝗶𝗹𝗹𝗼. Da quell’incontro prende forma un lungo lavoro di ricerca e realizzazione che, nel corso degli anni, si trasforma in un racconto capace di andare oltre lo sport per parlare di educazione, responsabilità e crescita umana.
Nato nel 1959, 𝗔𝗻𝘁𝗼𝗻𝗶𝗼 𝗣𝗲𝘁𝗶𝗹𝗹𝗼 muove i primi passi all’interno dell’Istituto Don Guanella di Miano, scegliendo il basket come linguaggio educativo per accompagnare centinaia di giovani nel loro percorso di crescita. Pur arrivando ai massimi livelli della pallacanestro italiana, decide di rinunciare a una carriera in Serie A per restare fedele alla propria missione educativa, mettendo la sua esperienza al servizio dei ragazzi delle periferie napoletane e, successivamente, dell’Africa.
«Attraverso il basket cerco di far capire ai ragazzi che cos’è la vita», sintetizza 𝗣𝗲𝘁𝗶𝗹𝗹𝗼, una frase che racchiude il senso dell’intero documentario.
Attraverso immagini d’archivio, fotografie, testimonianze e riprese realizzate tra Napoli, Kenya e Zambia, il film ricostruisce il percorso umano e professionale dell’allenatore grazie ai racconti di ex giocatori, amici, collaboratori e colleghi, restituendo il ritratto di un educatore capace di lasciare un segno profondo nella vita di tante persone.
Da oltre dieci anni 𝗣𝗲𝘁𝗶𝗹𝗹𝗼 porta avanti il proprio impegno anche in Kenya e Zambia, dove collabora con Amani for Africa formando allenatori e accompagnando bambini e adolescenti in percorsi educativi attraverso il basket. È proprio questo il significato del titolo Il Coach dei 2 Mondi: un ponte ideale tra Napoli e l’Africa, due realtà lontane ma unite dalla convinzione che lo sport possa essere uno straordinario strumento di inclusione e crescita sociale.
Realizzato senza alcun contributo pubblico, il documentario è una produzione Terranera e Verteego, in associazione con Percettiva e in collaborazione con Giffoni Innovation Hub. È prodotto da 𝗔𝗻𝗱𝗿𝗲𝗮 𝗕𝗼𝗻𝗲𝗹𝗹𝗶, 𝗙𝗿𝗮𝗻𝗰𝗲𝘀𝗰𝗼 𝗗𝗶 𝗟𝗲𝘃𝗮 e 𝗔𝗱𝗿𝗶𝗮𝗻𝗼 𝗣𝗮𝗻𝘁𝗮𝗹𝗲𝗼, con 𝗔𝗹𝗲𝘀𝘀𝗶𝗮 𝗖𝗮𝗹𝘃𝗮𝗻𝗶 e 𝗗𝗮𝗻𝗶𝗲𝗹𝗲 𝗚𝘂𝗮𝗿𝗻𝗲𝗿𝗮 produttori associati. La realizzazione dell’opera è stata sostenuta da Stichting Astara, Salus, Banca Etica, Codime e IKS – Italian Kit Sport, con il patrocinio della Federazione Italiana Pallacanestro, del Comune di Napoli e della Fondazione Campania Welfare.
«Seguire 𝗣𝗲𝘁𝗶𝗹𝗹𝗼 per cinque anni è stato per me un grande privilegio. Ho potuto attraversare, insieme a lui e ai suoi ragazzi, mondi diversi ma uniti dalla stessa lingua: quella dello sport come strumento di educazione e di crescita. Ho capito quasi subito che dietro la storia dell’allenatore si celava qualcosa di molto più grande: quella di un uomo comune che ha trasformato la propria passione in una missione educativa, diventando un autentico maestro di vita. Mi auguro che lo spettatore possa vivere lo stesso viaggio che ho vissuto io, perché questo è un film che, attraverso il basket, racconta ciò che un essere umano può fare per un altro essere umano», conclude 𝗣𝗮𝗻𝘁𝗮𝗹𝗲𝗼.
