Oggi si celebra la memoria di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, proclamato patrono dei confessori e dei moralisti e ricordato come “il più santo dei napoletani e il più napoletano dei santi”. Nato a Marianella nel 1696, giurista, teologo, vescovo e fondatore della Congregazione del Santissimo Redentore, Sant’Alfonso ha lasciato un’impronta profonda nella storia religiosa del territorio napoletano.
La sua figura è strettamente legata a quella di San Gaetano Errico, sacerdote originario di Secondigliano e fondatore della Congregazione dei Missionari dei Sacri Cuori di Gesù e Maria.
La tradizione racconta che fu proprio durante un momento di intensa preghiera nella basilica di Pagani che don Gaetano Errico ebbe una visione di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori. Il santo gli indicò la strada da seguire: fondare una nuova congregazione missionaria sul modello di quella redentorista e iniziare la sua opera proprio da Secondigliano.
Un momento decisivo arrivò il 14 maggio 1826, giorno di Pentecoste e anno giubilare del Regno delle Due Sicilie. Nella chiesa dei Santi Cosma e Damiano di Secondigliano, gremita di fedeli, don Gaetano annunciò con grande emozione che la Madonna aveva scelto il paese per la costruzione di una chiesa a Lei dedicata.
L’annuncio suscitò una straordinaria partecipazione popolare. I fedeli offrirono spontaneamente denaro, gioielli e oggetti preziosi per contribuire alla realizzazione del progetto, dimostrando un forte senso di appartenenza e una fede condivisa.
L’anno successivo, nel 1827, alla presenza di una folla festante, venne posata la prima pietra della nuova chiesa. I lavori iniziarono ufficialmente il 2 gennaio 1828, dando vita a quello che sarebbe diventato uno dei luoghi simbolo della spiritualità di Secondigliano.
Ancora oggi questo legame tra Sant’Alfonso Maria de’ Liguori e San Gaetano Errico rappresenta una delle pagine più significative della storia religiosa della periferia nord di Napoli, testimonianza di una fede che ha saputo trasformarsi in opere concrete e lasciare un’eredità ancora viva nelle comunità del territorio.
