La Cappella di San Michele a Capodichino: una chiesa del 1615 al servizio anche di Secondigliano

C’è una pagina poco conosciuta della storia del territorio a nord di Napoli che ci riporta indietro di oltre quattro secoli. A raccontarla è Salvatore Loffredo nel volume Secondigliano da documenti inediti, attraverso documenti che ricostruiscono le vicende della Cappella di San Michele a Capodichino degli Ebdomadari della Cattedrale di Napoli.

Secondo il documento riprodotto da Loffredo, la cappella di San Michele fu fondata e costruita nel 1615 a spese del Collegio degli Ebdomadari. Nel corso degli anni non rimase immutata: fu ampliata e abbellita e continuò a essere amministrata dagli stessi Ebdomadari.

Un passaggio particolarmente interessante riguarda il 1744. Il cardinale Giuseppe Spinelli, allora arcivescovo di Napoli, chiese che nella chiesa potesse essere stabilmente presente un sacerdote confessore, capace di amministrare i sacramenti e assistere spiritualmente gli abitanti delle campagne e dei villaggi circostanti.

Ed è proprio qui che il documento incrocia direttamente la storia di Secondigliano e San Pietro a Patierno.

Nel testo riportato da Loffredo si sottolinea infatti quanto fosse scomodo per i parroci dei due casali raggiungere continuamente Capodichino per amministrare i sacramenti agli abitanti della zona, soprattutto durante l’inverno e in caso di maltempo.

La Cappella di San Michele venne quindi individuata come il luogo più adatto per garantire una presenza religiosa stabile. Per consentire al sacerdote di vivere sul posto furono richieste anche una camera e una cucina contigue alla chiesa.

La decisione prese forma il 3 giugno 1744, quando furono eletti due deputati incaricati di definire l’accordo. L’intesa venne poi formalizzata il 10 aprile 1745: agli Ebdomadari venne riconosciuta la facoltà di amministrare nella cappella i sacramenti secondo le condizioni stabilite, con la possibilità della presenza di un parroco, confessori o altri sacerdoti.

Il documento offre così uno spaccato prezioso della vita quotidiana di un territorio che, nel Settecento, aveva caratteristiche profondamente diverse da quelle odierne: campagne, masserie e nuclei abitati distanti tra loro, nei quali persino l’assistenza religiosa poteva diventare difficile a causa delle distanze e delle condizioni meteorologiche.

La storia della cappella ebbe però un epilogo definitivo nell’Ottocento. Nella pagina del volume una nota indica che la Cappella di San Michele fu demolita con la promulgazione del decreto del 3 settembre 1813.

Resta dunque la memoria di un edificio oggi scomparso, ma che per quasi due secoli fece parte del paesaggio e della vita religiosa dell’antica Capodichino, intrecciando la propria storia con quella di Secondigliano e San Pietro a Patierno.

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