Poggioreale, il cardinale Battaglia: «Non c’è nulla di religioso nel piangere i morti se non difendiamo la vita dei vivi»

Un’omelia intensa, che intreccia il dolore per le persone scomparse, la speranza nella Risurrezione e una forte denuncia delle ingiustizie che continuano a segnare Napoli e il mondo. È il messaggio del cardinale 𝗗𝗼𝗺𝗲𝗻𝗶𝗰𝗼 𝗕𝗮𝘁𝘁𝗮𝗴𝗹𝗶𝗮, arcivescovo di Napoli, durante la celebrazione eucaristica presieduta o al cimitero di Poggioreale, in occasione della commemorazione di tutti i fedeli defunti.

Don Mimmo ha aperto la sua riflessione richiamando il significato di un luogo che custodisce la memoria di intere generazioni, ma anche le ferite provocate dai crolli che hanno interessato il complesso cimiteriale.

«Ci ritroviamo oggi in questo luogo che è, al tempo stesso, una ferita e una memoria per la nostra Napoli».

Il cardinale ha invitato a guardare oltre le lapidi e i monumenti, riconoscendo nelle tombe le storie di uomini e donne che hanno costruito la città attraverso il lavoro, i sacrifici e l’amore quotidiano. Madri, padri e giovani la cui esistenza continua a vivere nella memoria delle famiglie.

«La memoria cristiana non è un’operazione di archeologia del dolore. La memoria cristiana è viva. È carne. È profezia».

Ma è soprattutto nel richiamo alla responsabilità verso i vivi che l’omelia ha assunto i toni di una forte denuncia sociale.

Il pensiero dell’arcivescovo è andato ai giovani e ai bambini uccisi dalla violenza, alle vittime delle guerre, alle persone che perdono la vita sul lavoro e a quanti vengono privati della propria dignità dalle logiche del profitto e del potere criminale.

«Non possiamo stare qui a guardare il cielo se non sappiamo guardare negli occhi chi soffre accanto a noi. Non c’è nulla di religioso nel piangere i morti se poi non difendiamo la vita dei vivi».

Parole particolarmente significative per le periferie napoletane, dove la violenza e le disuguaglianze continuano a mettere a rischio il futuro di tanti ragazzi.

Battaglia ha richiamato anche il dramma delle morti sul lavoro, rifiutando l’idea che possano essere considerate una tragica fatalità.

«Questo non è l’appuntamento del destino. Questa è ingiustizia. E davanti all’ingiustizia, non si può tacere».

Da qui l’invito a trasformare la preghiera in responsabilità concreta, perché il ricordo dei defunti non si esaurisca in una commemorazione, ma diventi impegno per proteggere la vita e contrastare ogni forma di sopraffazione.

«La nostra preghiera oggi deve farsi grido, deve farsi denuncia, deve farsi impegno».

Accanto alla denuncia, il cardinale ha posto al centro dell’omelia la speranza cristiana. La morte, ha ricordato, non rappresenta l’ultima parola sull’esistenza umana. La Risurrezione è la promessa che ogni gesto d’amore e ogni frammento di bene continueranno ad avere valore.

«La Risurrezione non è una favola per consolarci nei momenti di lutto. È la certezza che nulla di ciò che è stato amato andrà perduto».

Nella parte conclusiva, don Mimmo ha invitato i fedeli a lasciare Poggioreale con una responsabilità precisa: amare di più, perdonare prima, custodire la pace e ricostruire i legami di una convivenza civile spesso ferita dall’indifferenza.

Un messaggio che unisce la fede alla vita quotidiana e richiama ciascuno al dovere di prendersi cura degli altri, soprattutto dei più fragili.

«La morte ha un limite che non potrà mai superare: non può toccare l’amore. L’amore resta. L’amore vince. Sempre».

È questo il messaggio affidato dal cardinale Battaglia alla città nella giornata dedicata ai defunti: trasformare la memoria in speranza e il dolore in un impegno concreto per la giustizia e la dignità di ogni persona.

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