Scuola, l’allarme in Campania: un diplomato su sei impreparato per università e lavoro

Si può arrivare al diploma e, nonostante il titolo conseguito, non possedere competenze sufficienti per affrontare con sicurezza l’università o l’ingresso nel mondo del lavoro. È il volto meno evidente della dispersione scolastica, quella che non si misura soltanto contando quanti ragazzi abbandonano gli studi prima del tempo.

A riportare l’attenzione sul fenomeno è il Corriere del Mezzogiorno, che nell’edizione di sabato 29 agosto dedica un approfondimento ai dati campani con un titolo particolarmente significativo: “Un diplomato su sei impreparato per il lavoro o per gli studi universitari”.

Secondo quanto riportato dal quotidiano, in Campania il 17,6% degli studenti, più di uno su sei, conclude la scuola superiore senza aver raggiunto livelli di apprendimento adeguati. Una percentuale che risulta più che doppia rispetto alla media nazionale.

Si parla in questo caso di “dispersione scolastica implicita”: gli studenti restano all’interno del sistema scolastico, completano il percorso e conseguono formalmente il diploma, ma arrivano alla fine delle superiori con conoscenze considerate insufficienti per affrontare efficacemente gli studi universitari o il lavoro.

Un dato che assume un significato ancora maggiore se osservato dalla prospettiva delle periferie e dei territori caratterizzati da maggiori difficoltà sociali ed economiche.

Il problema, infatti, non riguarda soltanto ciò che accade dentro le aule. Nello stesso approfondimento vengono richiamate, attraverso le posizioni di esponenti di Uil e Cgil, alcune delle questioni che accompagnano il fenomeno: docenti precari, caro libri e diseguaglianze.

Sono fattori che pongono una questione più ampia: garantire l’accesso alla scuola non basta se non si riescono contemporaneamente a creare le condizioni affinché ogni studente possa acquisire realmente gli strumenti necessari per costruire il proprio futuro.

Per territori come quelli dell’area nord di Napoli, la questione merita particolare attenzione. I dati riportati non consentono di conoscere nello specifico quale sia la situazione nei singoli quartieri della periferia napoletana, ma proprio l’assenza di numeri territoriali apre un interrogativo che merita di essere approfondito: quale dimensione assume la dispersione scolastica implicita nelle periferie di Napoli?

La scuola rappresenta uno dei principali strumenti attraverso i quali interrompere le diseguaglianze di partenza. Quando invece un ragazzo termina il proprio percorso senza competenze adeguate, il rischio è che le difficoltà incontrate durante gli anni scolastici si trasferiscano successivamente nell’accesso all’università e nel mercato del lavoro.

Il 17,6% registrato in Campania non può quindi essere letto soltanto come una percentuale. Dietro quel numero ci sono giovani che hanno frequentato le lezioni, superato gli anni scolastici e raggiunto il diploma, ma che rischiano di partire con uno svantaggio proprio nel momento in cui dovrebbero scegliere cosa fare del proprio futuro.

Ed è forse questo l’aspetto più preoccupante della dispersione implicita: è una dispersione che non sempre si vede.

Non ci sono necessariamente banchi vuoti o ragazzi che lasciano la scuola. Ci sono studenti che arrivano fino alla fine del percorso, ma senza aver ricevuto pienamente quegli strumenti che il diploma dovrebbe certificare.

Per Napoli e per la Campania la sfida, allora, non può essere soltanto portare più giovani al diploma. La vera sfida è fare in modo che dietro ogni diploma ci siano conoscenze, competenze e opportunità reali.

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