Tra maccheroni e telai: la famiglia di San Gaetano Errico nella Secondigliano del Settecento

Prima del sacerdote, del missionario e del santo c’è la storia di una famiglia. Quella di Pasquale Errico e Maria Marseglia, i genitori di San Gaetano Errico, due figure che permettono di aprire una finestra sulla Secondigliano della fine del Settecento.

Una Secondigliano molto diversa da quella che conosciamo oggi. All’epoca era ancora un antico casale a nord di Napoli, una comunità nella quale la vita quotidiana era scandita dal lavoro, dalle attività artigianali, dal commercio, dalla religiosità popolare e da famiglie spesso molto numerose.

È in questo contesto che troviamo Pasquale e Maria.

Secondo la biografia conservata dai Missionari dei Sacri Cuori, Pasquale era originario di Miano, mentre la sua famiglia proveniva da Frattamaggiore. Maria Marseglia era invece secondiglianese.

I due si sposarono il 17 aprile 1788 nella chiesa di San Carlo, sul corso Secondigliano, nella località che all’epoca veniva indicata come “sul Ponte”. Da quel matrimonio nacque una famiglia numerosa. La tradizione biografica dei Missionari dei Sacri Cuori parla di nove figli, cinque maschi e quattro femmine, indicando Gaetano come secondogenito. La biografia pubblicata dalla Santa Sede in occasione della canonizzazione riporta invece dieci figli e indica Gaetano come terzogenito: una piccola discordanza tra le fonti che non cambia il quadro di una famiglia numerosa e profondamente inserita nella comunità secondiglianese.

Pasquale e la fabbrica di maccheroni

Il sostentamento della famiglia arrivava innanzitutto dal lavoro di Pasquale Errico.

Il padre del futuro santo gestiva un modesto laboratorio artigianale dedicato alla produzione dei maccheroni. Non dobbiamo immaginare una fabbrica nel significato moderno del termine, ma una piccola attività nella quale gran parte della produzione era affidata al lavoro manuale.

Anche il giovane Gaetano, secondo le biografie, dava una mano al padre nel laboratorio.

È un particolare apparentemente secondario, ma che ci restituisce un’immagine molto concreta del futuro santo: prima ancora della formazione religiosa e del sacerdozio, Gaetano conosce il lavoro e la fatica quotidiana della propria famiglia.

La biografia tramandata dalla Congregazione restituisce anche un ritratto molto umano di Pasquale. Viene descritto come un uomo buono e religioso, attento all’educazione dei figli e alla preghiera. Un nipote, Beniamino, ricordava che Pasquale non perdeva occasione per invitare i familiari alla preghiera del mattino e della sera.

Un uomo semplice, dunque, legato al lavoro e alla fede, come tanti altri abitanti dell’antico casale.

Maria Marseglia e il lavoro al telaio

Accanto alla piccola attività di Pasquale c’era il lavoro di Maria Marseglia.

La madre di San Gaetano tesseva la felpa. Un’attività che assume un significato particolare se inserita nella storia economica della Secondigliano dell’epoca.

Per secoli, infatti, il territorio fu caratterizzato anche dalla lavorazione dei tessuti e dalla presenza dei telai. Il lavoro tessile coinvolgeva numerose famiglie e vedeva una significativa partecipazione delle donne, che spesso affiancavano questa attività alle incombenze domestiche.

Maria era quindi madre di una famiglia numerosa, si occupava della casa e contemporaneamente contribuiva all’economia familiare attraverso il proprio lavoro.

Dietro la semplice indicazione riportata nelle biografie – “la mamma tesse la felpa” – si nasconde così un intero mondo.

È la Secondigliano dei telai, degli artigiani e del lavoro domestico. Quella stessa tradizione tessile che per lungo tempo rappresentò una delle attività caratteristiche del territorio.

Una famiglia profondamente religiosa

Pasquale e Maria non trasmisero ai figli soltanto il valore del lavoro.

Le testimonianze raccolte dai Missionari dei Sacri Cuori li descrivono come persone profondamente cristiane, attente a educare i figli alla fede prima attraverso l’esempio e poi attraverso le parole.

Proprio alla madre è legato uno degli episodi più suggestivi tramandati sulla prima infanzia di Gaetano.

Secondo il racconto della Congregazione, Maria portò il piccolo dal padre redentorista Rispoli affinché ricevesse una benedizione. Il sacerdote, dopo aver osservato il bambino, avrebbe preannunciato alla madre che Gaetano sarebbe diventato sacerdote, un grande predicatore e che avrebbe realizzato un’opera importante proprio a Secondigliano.

Parole che la tradizione religiosa avrebbe poi riletto alla luce della vita del futuro santo.

Il 19 ottobre 1791 nasce Gaetano

In questa famiglia, il 19 ottobre 1791, nacque Gaetano Errico.

La biografia ufficiale della Santa Sede conferma la data e il luogo della nascita e racconta che il bambino venne battezzato il giorno successivo, nella chiesa parrocchiale dei Santi Cosma e Damiano.

Ricevette i nomi di Gaetano, Cosma e Damiano, portando così fin dal battesimo i nomi dei santi patroni della comunità secondiglianese.

La sua infanzia trascorse tra la famiglia, il laboratorio paterno, la parrocchia e le strade dell’antico casale.

Frequentò la scuola comunale con due sacerdoti, Tagliamonte e Vitagliano. A sette anni ricevette la prima comunione e a undici la confermazione.

Già da adolescente maturò il desiderio della vita religiosa. A quattordici anni chiese di entrare prima tra i Cappuccini e successivamente tra i Redentoristi, ma entrambe le richieste furono respinte a causa della giovane età.

A sedici anni arrivò la decisione di entrare nel seminario arcivescovile di Napoli.

La famiglia, però, non disponeva delle risorse necessarie per mantenerlo come seminarista interno. Gaetano fu quindi costretto a frequentare da esterno, affrontando quotidianamente a piedi il percorso necessario per raggiungere il seminario.

Anche in questa fase continuò ad aiutare la famiglia, mentre iniziava a manifestarsi sempre più chiaramente quella vocazione verso i poveri, gli ammalati e i ragazzi che avrebbe caratterizzato tutta la sua esistenza.

Da quella famiglia nascerà il santo di Secondigliano

Il 23 settembre 1815 Gaetano Errico fu ordinato sacerdote nella cappella di Santa Restituta, nella Cattedrale di Napoli.

Da quel momento la sua storia personale sarebbe diventata sempre più profondamente intrecciata con quella di Secondigliano.

Fu maestro comunale per quasi vent’anni, si dedicò alla predicazione, alla confessione, all’assistenza materiale e spirituale degli ammalati e alla carità verso i più poveri.

Nel corso degli anni maturò poi il progetto della chiesa dedicata alla Madonna Addolorata e della Congregazione dei Missionari dei Sacri Cuori di Gesù e Maria, destinata a diventare la grande opera della sua vita.

Morì a Secondigliano il 29 ottobre 1860, all’età di 69 anni.

Giovanni Paolo II lo proclamò beato il 14 aprile 2002 e Benedetto XVI lo canonizzò il 12 ottobre 2008, consegnando definitivamente alla Chiesa universale una figura che per Secondigliano era già da generazioni semplicemente “don Gaetano”.

Prima del santo c’erano “Zi Pasquale” e “Zi Maria”

C’è però un passaggio della biografia dei Missionari dei Sacri Cuori che forse più di ogni altro racconta il rapporto tra questa famiglia e la comunità.

Quando Gaetano era ormai adulto e la sua fama di santità si era diffusa, gli abitanti del paese ricordavano i suoi genitori con affetto chiamandoli “Zi Pasquale” e “Zi Maria”.

Secondo la tradizione, tra i secondiglianesi circolava la convinzione che, per avere un altro don Gaetano, sarebbero serviti un altro Zi Pasquale e un’altra Zi Maria.

Un’espressione popolare, semplice, ma capace di racchiudere il riconoscimento verso due genitori che avevano educato i propri figli attraverso il lavoro, la fede e l’esempio.

Pasquale morì il 28 marzo 1834, un Venerdì Santo. Maria lo seguì pochi anni dopo, il 19 aprile 1837.

Di loro restano poche notizie rispetto all’enorme quantità di testimonianze dedicate al figlio. Eppure sono proprio quei particolari apparentemente minori a renderli ancora oggi interessanti.

Un padre che produce maccheroni.

Una madre che lavora al telaio.

Una famiglia numerosa.

La fede vissuta quotidianamente.

E un bambino nato nel 1791 destinato a diventare uno dei personaggi più importanti della storia religiosa di Secondigliano.

Raccontare Pasquale Errico e Maria Marseglia significa quindi raccontare qualcosa che va oltre la famiglia di San Gaetano.

Significa riscoprire un frammento della Secondigliano del Settecento, quando dietro le porte delle case e delle botteghe si intrecciavano mestieri, sacrifici, tradizioni e relazioni che avrebbero costruito la storia del territorio.

E forse è proprio questa l’immagine più suggestiva che ci rimane: prima del grande predicatore, prima del fondatore dei Missionari dei Sacri Cuori e prima del santo, c’era un ragazzo di Secondigliano cresciuto tra i maccheroni prodotti dal padre e il telaio sul quale lavorava sua madre.

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