Prima del quartiere moderno, prima delle grandi trasformazioni urbanistiche e persino molti secoli prima dell’espansione della città verso nord, esisteva già un luogo riconoscibile con un nome sorprendentemente vicino a quello attuale: Secundilianum.
A riportarci indietro nel tempo sono alcune pagine di una ricerca storica dedicata a Secondigliano, nelle quali vengono riprodotte e richiamate fonti antiche studiate, tra gli altri, da Lorenzo Giustiniani e Bartolomeo Capasso.
Uno dei documenti più interessanti porta una data precisa: 9 ottobre 1113.
In quell’atto l’igumeno e i monaci del monastero napoletano dei Santi Sergio e Bacco concedono a Benedicto e Aloara un terreno situato proprio a Secondigliano. La concessione era in enfiteusi, una forma di affidamento della terra che permetteva di utilizzarla e coltivarla per un lungo periodo, dietro precisi obblighi.
Nel documento viene indicata una durata di 29 anni. È una testimonianza particolarmente preziosa perché dimostra come, già agli inizi del XII secolo, Secondigliano fosse un territorio chiaramente identificato nelle carte.
Non è soltanto il nome a rendere importante questa testimonianza. Il documento permette infatti di intravedere anche la natura della Secondigliano medievale: un territorio prevalentemente agricolo, nel quale enti religiosi napoletani possedevano terreni affidati a famiglie incaricate di coltivarli e renderli produttivi.
Un villaggio a due miglia da Napoli
Ancora più suggestivo è il riferimento alla Descriptio Ducatus Neapolitani. La fonte descrive un vicus Secundillianum, cioè un villaggio che si incontrava procedendo verso settentrione, al secondo miglio dalla città di Napoli.
È un particolare importante perché entra direttamente nell’antica discussione sull’origine del nome Secondigliano.
Una delle interpretazioni tradizionali collega infatti il toponimo proprio alla posizione dell’abitato lungo un’antica direttrice viaria, in corrispondenza del secondo miglio. Un’altra teoria riconduce invece il nome a un antico gentilizio romano, Secundilius.
Due interpretazioni differenti che, ancora oggi, contribuiscono ad alimentare il fascino delle origini del nome del quartiere.
Secondigliano non nasce come periferia
Questi documenti assumono un significato particolare se osservati con gli occhi di oggi. Dimostrano infatti quanto sia riduttivo raccontare Secondigliano soltanto attraverso la sua storia contemporanea.
Secundilianum era già parte dell’antico territorio settentrionale napoletano, inserito in un sistema di villaggi, campagne, strade e proprietà che per secoli avrebbe caratterizzato l’area a nord della città.
Nel corso del tempo quel nucleo rurale sarebbe cresciuto e trasformato, diventando casale, successivamente comune autonomo e infine parte integrante della città di Napoli.
Ma quelle poche righe conservate nelle antiche carte ci consegnano qualcosa che le profonde trasformazioni urbanistiche non sono riuscite a cancellare: il nome di Secondigliano attraversa quasi intatto molti secoli di storia.
Da Secundilianum a Secondigliano sono cambiate le strade, le abitazioni, il paesaggio e le generazioni. È rimasta, però, l’identità di un territorio che, molto prima di essere definito periferia, aveva già un proprio posto nella storia di Napoli.
