Dieci anni non contati attraverso incarichi e traguardi, ma attraverso i volti incontrati lungo il cammino. È questo il senso che il cardinale 𝗗𝗼𝗺𝗲𝗻𝗶𝗰𝗼 “𝗠𝗶𝗺𝗺𝗼” 𝗕𝗮𝘁𝘁𝗮𝗴𝗹𝗶𝗮 ha dato al decimo anniversario della propria ordinazione episcopale, celebrato questa sera, 3 settembre, nella Cattedrale di Napoli.
Una celebrazione particolarmente significativa perché ha coinciso anche con l’inizio dell’anno pastorale 2026-2027 e con il mandato ai membri delle Équipe di Comunione. Battaglia fu ordinato vescovo il 3 settembre 2016 nella Cattedrale di Catanzaro.
𝗗𝗶𝗲𝗰𝗶 𝗮𝗻𝗻𝗶 𝗿𝗮𝗰𝗰𝗼𝗻𝘁𝗮𝘁𝗶 𝗮𝘁𝘁𝗿𝗮𝘃𝗲𝗿𝘀𝗼 𝗶 𝘃𝗼𝗹𝘁𝗶
Nell’omelia il cardinale ha ripercorso il proprio ministero partendo non dalle date, ma dalle persone. Cerreto Sannita, Telese e Sant’Agata de’ Goti rappresentano la terra nella quale ha imparato la “teologia della prossimità”; Napoli, invece, una città ferita e bellissima, capace di mettere continuamente la Chiesa davanti alle contraddizioni della vita e alla necessità di scegliere da che parte stare.
Un riferimento particolare è stato rivolto alle periferie e ai giovani, compresi quelli incontrati nei quartieri di Napoli come Scampia, Sanità, Forcella e Quartieri Spagnoli. Ragazzi che spesso devono fare i conti con mancanza di opportunità, criminalità e assenza di prospettive, ma ai quali Battaglia ha rivolto soprattutto un messaggio di speranza: non arrendersi e continuare a credere nella possibilità del cambiamento.
𝗜𝗹 𝗩𝗮𝗻𝗴𝗲𝗹𝗼 𝗲 𝗾𝘂𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗿𝗲𝘁𝗶 𝗿𝗶𝗺𝗮𝘀𝘁𝗲 𝘃𝘂𝗼𝘁𝗲
Il cuore della riflessione è stato il Vangelo della pesca miracolosa. Pietro e gli altri pescatori hanno lavorato per tutta la notte senza ottenere nulla. Proprio nel momento della stanchezza arriva però l’invito di Gesù a prendere nuovamente il largo e a gettare le reti.
Da qui uno dei messaggi più forti dell’omelia: la fede non significa avere sempre condizioni favorevoli, ma trovare la forza di continuare anche quando il vento è contrario e le reti sembrano tornare vuote. Per Battaglia, «la notte non ha mai l’ultima parola».
𝗜 𝗽𝗼𝘃𝗲𝗿𝗶, «𝗺𝗮𝗲𝘀𝘁𝗿𝗶 𝗱𝗶 𝘁𝗲𝗼𝗹𝗼𝗴𝗶𝗮»
Ampio spazio è stato dedicato agli ultimi. Guardando ai suoi dieci anni di episcopato, il cardinale ha indicato proprio nei poveri alcuni dei suoi più importanti “maestri di teologia”.
Da qui anche un richiamo netto al ruolo pubblico della Chiesa: celebrare l’Eucaristia deve tradursi nella capacità di spezzare la propria vita per chi ha fame di pane, dignità, giustizia e affetto. Una Chiesa autenticamente evangelica deve avere anche il coraggio di denunciare le strutture che producono povertà e ingiustizia e di disturbare il potere quando questo schiaccia i più deboli.
𝗟𝗲 𝗘́𝗾𝘂𝗶𝗽𝗲 𝗱𝗶 𝗖𝗼𝗺𝘂𝗻𝗶𝗼𝗻𝗲: «𝗮𝗿𝘁𝗶𝗴𝗶𝗮𝗻𝗶 𝗱𝗶 𝗰𝗼𝗺𝘂𝗻𝗶𝗼𝗻𝗲»
Durante la celebrazione è stato conferito anche il mandato ai membri delle Équipe di Comunione, chiamati a essere veri e propri “artigiani di comunione”.
Tre gli atteggiamenti indicati: ascoltare tutti senza pregiudizi, vivere la “mistica del noi” superando individualismi e protagonismi e mantenere una particolare attenzione verso gli ultimi. Il compito principale non sarà semplicemente organizzare iniziative, ma costruire e custodire relazioni.
𝗟𝗮 𝗰𝗼𝗿𝗱𝗮𝘁𝗮, 𝘀𝗶𝗺𝗯𝗼𝗹𝗼 𝗱𝗲𝗹 𝗻𝘂𝗼𝘃𝗼 𝗰𝗮𝗺𝗺𝗶𝗻𝗼
Ed è proprio la cordata l’immagine scelta per accompagnare questo nuovo percorso pastorale. In occasione della celebrazione sono stati consegnati una cordicina e un moschettone, segni semplici ma dal significato profondo.
In montagna chi è legato alla stessa corda affida in qualche modo la propria vita agli altri. Se qualcuno inciampa, gli altri lo sostengono; se qualcuno rallenta, non viene abbandonato.
Una metafora che diventa una precisa idea di Chiesa: 𝗻𝗲𝘀𝘀𝘂𝗻𝗼 𝗽𝗿𝗼𝗰𝗲𝗱𝗲 𝗱𝗮 𝘀𝗼𝗹𝗼, 𝗻𝗲𝘀𝘀𝘂𝗻𝗼 𝗽𝘂𝗼̀ 𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝗲 𝗹𝗮𝘀𝗰𝗶𝗮𝘁𝗼 𝗶𝗻𝗱𝗶𝗲𝘁𝗿𝗼.
La preghiera consegnata per l’occasione riassume questo spirito in poche parole: «𝗦𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗮𝗿𝗿𝗶𝘃𝗮𝘁𝗶 𝗶𝗻𝘀𝗶𝗲𝗺𝗲».
Ed è forse proprio questa l’immagine che meglio racconta il decimo anniversario episcopale di don Mimmo Battaglia: non un punto d’arrivo personale, ma l’inizio di un altro tratto di strada da percorrere insieme, con il Vangelo come bussola e gli ultimi al centro.
