Capodichino, un mese senza aeroporto: cosa accadrà a chi vive dello scalo

La chiusura dell’aeroporto di Napoli nel mese di novembre non riguarderà soltanto chi dovrà prendere un aereo. Per trenta giorni si fermerà uno dei principali motori economici e occupazionali della città e, inevitabilmente, gli effetti arriveranno anche fuori dal perimetro dello scalo.

I lavori sono programmati per la riqualificazione della pista e dei raccordi. Una parte dei collegamenti sarà trasferita all’aeroporto di Salerno, mentre si sta lavorando alle alternative necessarie per garantire gli spostamenti dei passeggeri.

Ma c’è una domanda che, guardando la vicenda da Napoli Nord, diventa inevitabile: 𝗰𝗼𝘀𝗮 𝗮𝗰𝗰𝗮𝗱𝗿à 𝗮 𝗖𝗮𝗽𝗼𝗱𝗶𝗰𝗵𝗶𝗻𝗼 𝗲 𝗮 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗲 𝗾𝘂𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗽𝗲𝗿𝘀𝗼𝗻𝗲 𝗰𝗵𝗲, 𝗱𝗶𝗿𝗲𝘁𝘁𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗼 𝗶𝗻𝗱𝗶𝗿𝗲𝘁𝘁𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲, 𝘃𝗶𝘃𝗼𝗻𝗼 𝗴𝗿𝗮𝘇𝗶𝗲 𝗮𝗹𝗹’𝗮𝗲𝗿𝗼𝗽𝗼𝗿𝘁𝗼?

Un aeroporto che non finisce al terminal

Quando pensiamo a Capodichino immaginiamo piste, aerei e passeggeri. Intorno allo scalo, però, si muove ogni giorno un sistema molto più grande.

Ci sono lavoratori aeroportuali, addetti ai servizi, taxi, NCC, autonoleggi, parcheggi, strutture ricettive, bar, ristorazione e attività commerciali. C’è poi tutto un indotto che beneficia del continuo movimento di persone generato dall’aeroporto.

Per questo 𝘂𝗻 𝗺𝗲𝘀𝗲 𝘀𝗲𝗻𝘇𝗮 𝘃𝗼𝗹𝗶 𝗻𝗼𝗻 𝗽𝘂ò 𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝗲 𝗰𝗼𝗻𝘀𝗶𝗱𝗲𝗿𝗮𝘁𝗼 𝘀𝗼𝗹𝘁𝗮𝗻𝘁𝗼 𝘂𝗻 𝗽𝗿𝗼𝗯𝗹𝗲𝗺𝗮 𝗮𝗲𝗿𝗼𝗽𝗼𝗿𝘁𝘂𝗮𝗹𝗲.

Gli operatori turistici riconoscono la necessità degli interventi, ma chiedono garanzie. Il timore è che eventuali ritardi possano incidere sull’economia cittadina proprio a ridosso del periodo natalizio. Vengono richiesti soprattutto un cronoprogramma chiaro e informazioni precise sui collegamenti alternativi.

Il nodo dei collegamenti

Una parte della partita si giocherà a Salerno.

Lo scalo salernitano sarà chiamato ad assorbire una quota significativa del traffico normalmente gestito da Capodichino. Diventerà quindi fondamentale organizzare collegamenti efficienti con Napoli e gestire un flusso di passeggeri molto superiore a quello ordinario.

La sfida sarà evitare che raggiungere l’aeroporto alternativo diventi 𝘂𝗻 𝘃𝗶𝗮𝗴𝗴𝗶𝗼 𝗮𝗴𝗴𝗶𝘂𝗻𝘁𝗶𝘃𝗼 𝗱𝗲𝗻𝘁𝗿𝗼 𝗶𝗹 𝘃𝗶𝗮𝗴𝗴𝗶𝗼.

Ma cosa succederà nel quartiere?

C’è poi l’altra faccia della chiusura.

Per un mese Capodichino potrebbe vivere una situazione completamente diversa dalla quotidianità alla quale è abituato, con una drastica riduzione del movimento legato alle partenze e agli arrivi.

Questo potrebbe significare meno traffico e meno pressione automobilistica nelle strade circostanti, ma contemporaneamente 𝗺𝗲𝗻𝗼 𝗰𝗹𝗶𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗽𝗲𝗿 𝗺𝗼𝗹𝘁𝗲 𝗮𝘁𝘁𝗶𝘃𝗶𝘁à 𝗰𝗵𝗲 𝗹𝗮𝘃𝗼𝗿𝗮𝗻𝗼 𝗴𝗿𝗮𝘇𝗶𝗲 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗽𝗿𝗲𝘀𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗮𝗲𝗿𝗼𝗽𝗼𝗿𝘁𝗼.

Ed è proprio questo aspetto che meriterebbe maggiore attenzione da parte delle istituzioni.

𝗤𝘂𝗮𝗹𝗲 𝘀𝗮𝗿à 𝗹’𝗶𝗺𝗽𝗮𝘁𝘁𝗼 𝗲𝗰𝗼𝗻𝗼𝗺𝗶𝗰𝗼 𝘀𝘂𝗹𝗹𝗲 𝗮𝘁𝘁𝗶𝘃𝗶𝘁à 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝘇𝗼𝗻𝗮? Cosa accadrà ai lavoratori dell’indotto? Sono previste misure specifiche per chi subirà una riduzione dell’attività?

Domande che diventano ancora più importanti considerando le possibili ricadute sul fatturato di negozi, turismo e servizi.

Un mese che sarà anche una prova per Napoli

Novembre sarà quindi una prova non soltanto per il sistema aeroportuale campano.

Sarà una prova per 𝗹𝗮 𝗰𝗮𝗽𝗮𝗰𝗶𝘁à 𝗱𝗶 𝗡𝗮𝗽𝗼𝗹𝗶 𝗱𝗶 𝗼𝗿𝗴𝗮𝗻𝗶𝘇𝘇𝗮𝗿𝗲 𝘁𝗿𝗮𝘀𝗽𝗼𝗿𝘁𝗶 𝗮𝗹𝘁𝗲𝗿𝗻𝗮𝘁𝗶𝘃𝗶, 𝘁𝘂𝘁𝗲𝗹𝗮𝗿𝗲 𝗶 𝘃𝗶𝗮𝗴𝗴𝗶𝗮𝘁𝗼𝗿𝗶 𝗲 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗲𝗺𝗽𝗼𝗿𝗮𝗻𝗲𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝗱𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶𝗰𝗮𝗿𝗲 𝗰𝗵𝗶 𝗹𝗮𝘃𝗼𝗿𝗮 𝗮𝘁𝘁𝗼𝗿𝗻𝗼 𝗮 𝗖𝗮𝗽𝗼𝗱𝗶𝗰𝗵𝗶𝗻𝗼.

Perché dietro le statistiche dei passeggeri e gli elenchi dei voli ci sono persone.

Ed è proprio da qui che dovrebbe partire il confronto nei prossimi due mesi: non soltanto chiedersi 𝗱𝗼𝘃𝗲 𝗽𝗮𝗿𝘁𝗶𝗿𝗮𝗻𝗻𝗼 𝗴𝗹𝗶 𝗮𝗲𝗿𝗲𝗶, ma soprattutto 𝗰𝗼𝘀𝗮 𝗮𝗰𝗰𝗮𝗱𝗿à 𝗮 𝗰𝗵𝗶, 𝗼𝗴𝗻𝗶 𝗴𝗶𝗼𝗿𝗻𝗼, 𝘃𝗶𝘃𝗲 𝗲 𝗹𝗮𝘃𝗼𝗿𝗮 𝗶𝗻𝘁𝗼𝗿𝗻𝗼 𝗮 𝗾𝘂𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗽𝗶𝘀𝘁𝗲.

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