L’attaccante classe 2002, internazionale beninese U23, guarda avanti dopo l’operazione al ginocchio: «Nei momenti difficili capisci chi crede davvero in te»
Nel calcio, il talento può aprire una porta. Il carattere, invece, è ciò che permette di attraversarla. Per Adnan Aziz, oggi, il significato di queste parole è più concreto che mai.
Nato il 1° gennaio 2002, alto 1,86 metri, attaccante e numero 7, l’internazionale beninese U23 sta affrontando una delle fasi più delicate della sua giovane carriera: un infortunio al ginocchio, l’operazione e un percorso di recupero che lo costringe, per il momento, lontano dal campo.
Ma proprio nei momenti più difficili è emerso un altro aspetto della sua storia: quello delle persone che hanno scelto di restargli accanto.
Aziz ha voluto rivolgere un ringraziamento speciale alla famiglia dell’ASD Roseto Capo Spulico, a partire dal presidente Rocco Barillà, dal direttore sportivo Napoli Massimo e dai dirigenti Antonio Granata, Luigi Ripa, Antonio Bruno e Converti Angelo.
Una vicinanza che il giovane attaccante non ha dimenticato.
««Nel calcio si parla spesso di risultati, gol e vittorie. Ma è nei momenti più difficili che scopri il vero valore delle persone. Voglio ringraziare sinceramente il presidente, il direttore sportivo e tutta la dirigenza dell’ASD Roseto Capo Spulico per essermi stati vicini durante l’operazione e nel mio percorso di recupero. La loro fiducia e la loro umanità resteranno per sempre dentro di me. Non dimenticherò mai chi ha creduto in me quando attraversavo il momento più difficile.»»
Ora, però, lo sguardo è già rivolto al futuro.
Per Aziz, la riabilitazione non è soltanto un percorso fisico. È una prova di mentalità. Ogni giorno rappresenta un passo verso il ritorno in campo, verso nuovi obiettivi e verso il sogno di continuare a vestire la maglia del Benin.
La strada europea del giovane attaccante non è stata semplice. Ma è proprio dalle difficoltà che si misura la fame di un calciatore.
Adnan Aziz non vuole soltanto tornare. Vuole tornare più forte.
E mentre il recupero continua, resta una certezza: il numero 7 beninese ha ancora una storia da scrivere. E, soprattutto, un sogno da inseguire.
