Meno bambini, meno classi: così a a Napoli la scuola cambia volto

La scuola campana si prepara a riaprire le porte con un dato che racconta molto più di una semplice diminuzione delle iscrizioni. Secondo i dati riportati oggi da la Repubblica – edizione Napoli, nel nuovo anno scolastico la Campania avrà oltre 16mila studenti in meno rispetto all’anno precedente. A Napoli, soltanto tra scuola dell’infanzia e primaria, il calo raggiunge 4.368 alunni in un anno.

I numeri fotografano un cambiamento demografico ormai evidente. Nell’infanzia gli iscritti passano da 54.209 a 52.322, con una perdita di 1.887 bambini. Alla primaria si scende invece da 120.689 a 118.208, quindi 2.481 alunni in meno. Complessivamente la riduzione è del 2,5% in appena dodici mesi e raggiunge il 3,5% nella scuola dell’infanzia.

Meno bambini oggi significa meno studenti domani. Il fenomeno, infatti, è destinato progressivamente a trasferirsi dalle scuole dell’infanzia alle elementari, quindi alle medie e alle superiori. Non si tratta perciò soltanto di riempire qualche aula in meno: nel medio periodo il calo può incidere sull’organizzazione delle classi, sulla distribuzione degli insegnanti, sui servizi e sulla stessa rete degli istituti scolastici.

Ed è proprio qui che la questione assume un significato particolare per le periferie di Napoli. A Secondigliano, Scampia, Miano, Piscinola, Marianella e San Pietro a Patierno la scuola non rappresenta soltanto il luogo nel quale si svolgono le lezioni. In molti casi è uno dei principali presìdi sociali del territorio: un punto di incontro per le famiglie, uno spazio di aggregazione e uno strumento fondamentale per contrastare fragilità e dispersione educativa.

Per questo il calo degli alunni può trasformarsi anche in un’opportunità, a condizione che meno studenti non significhi automaticamente meno scuola. Classi meno numerose potrebbero consentire maggiore attenzione agli alunni, rafforzamento del tempo pieno, laboratori e percorsi individualizzati. La vera sfida sarà capire come verranno utilizzate le risorse disponibili.

C’è poi un secondo fenomeno che sta modificando la composizione delle aule. Mentre il numero complessivo degli studenti diminuisce, cresce quello degli alunni con cittadinanza non italiana. Cambiano quindi non soltanto i numeri della popolazione scolastica, ma anche le esigenze educative e sociali alle quali gli istituti sono chiamati a rispondere.

Il prossimo 15 settembre, quando in Campania inizieranno le lezioni, dietro i cancelli delle scuole ci sarà dunque una realtà diversa rispetto a pochi anni fa: meno numerosa, ma probabilmente più complessa.

Resta però una domanda che riguarda da vicino soprattutto Napoli Nord: quanto sta incidendo il calo demografico nelle singole scuole di Secondigliano, Scampia, Miano, Piscinola, Marianella e San Pietro a Patierno?

I dati disponibili descrivono un fenomeno più ampio e non consentono di attribuire il calo di 4.368 alunni ai singoli quartieri. È proprio questo il passaggio che merita un ulteriore approfondimento: capire istituto per istituto se diminuiscono le iscrizioni, se si stanno riducendo le classi e quali conseguenze ci saranno per l’offerta formativa.

Perché nelle periferie una scuola non è soltanto un edificio con dei banchi. È un presidio del quartiere. E quando cambia la scuola, cambia anche il territorio.

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