A dieci anni di distanza, il caso dei gettoni di presenza nelle Municipalità napoletane torna a scuotere la politica cittadina. Le prime lettere con le quali viene chiesta la restituzione di somme percepite nel 2016 sono state inviate alla vigilia di Ferragosto dai direttori delle Municipalità.
La vicenda nasce dall’indagine della magistratura contabile sulle riunioni delle commissioni municipali ritenute irregolari. Secondo quanto riportato da Repubblica Napoli, l’indagine è coordinata dal viceprocuratore della Corte dei conti Ferruccio Capalbo.
𝗟𝗲 𝗹𝗲𝘁𝘁𝗲𝗿𝗲 𝗽𝗲𝗿 𝗶 𝗴𝗲𝘁𝘁𝗼𝗻𝗶 𝗱𝗲𝗹 𝟮𝟬𝟭𝟲
Il passaggio più delicato è rappresentato proprio dalle richieste relative al 2016.
La rassegna stampa del 28 agosto riferisce che le prime lettere sono state inviate dai direttori delle Municipalità alla vigilia di Ferragosto per interrompere la prescrizione decennale ed evitare un eventuale danno erariale.
Va però fatta una distinzione fondamentale: ricevere una richiesta di restituzione non significa essere stati riconosciuti responsabili di un danno erariale. Le singole posizioni dovranno essere valutate nelle sedi competenti.
𝗜𝗹 𝗰𝗮𝘀𝗼 𝘁𝗼𝗰𝗰𝗮 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝟭𝟭 𝗮𝘁𝘁𝘂𝗮𝗹𝗶 𝗰𝗼𝗻𝘀𝗶𝗴𝗹𝗶𝗲𝗿𝗶 𝗰𝗼𝗺𝘂𝗻𝗮𝗹𝗶
La vicenda assume un peso politico ancora maggiore perché riguarda anche amministratori che oggi siedono nel Consiglio comunale di Napoli e che nel 2016 ricoprivano l’incarico di consigliere municipale.
Secondo quanto riportato da Repubblica Napoli, sono undici: Gennaro Acampora, Claudio Cecere, Salvatore Flocco, Fulvio Fucito, Pasquale Esposito, Giorgio Longobardi, Tommaso Nugnes, Rosario Palumbo, Walter Savarese, Iris Savastano e Mariagrazia Vitelli.
Anche in questo caso è necessario precisare che la presenza dei loro nomi nella vicenda deriva dal fatto che nel 2016 sedevano nelle Municipalità e non costituisce di per sé un accertamento di responsabilità.
𝗙𝘂𝗰𝗶𝘁𝗼: «𝗦𝗽𝗶𝗮𝗰𝗲𝘃𝗼𝗹𝗲 𝗽𝗮𝗿𝗹𝗮𝗿𝗲 𝗱𝗶 𝗚𝗲𝘁𝘁𝗼𝗻𝗼𝗽𝗼𝗹𝗶»
Il caso è esploso apertamente durante la seduta del Consiglio comunale.
Fulvio Fucito, del gruppo Manfredi sindaco, ha contestato il modo in cui la vicenda viene rappresentata sui giornali e sui social, giudicando «spiacevole» e «pesante» il ricorso alla definizione “Gettonopoli”, quasi a richiamare nell’immaginario pubblico la stagione di Tangentopoli.
Una presa di posizione che punta soprattutto a evitare generalizzazioni nei confronti dell’intero sistema delle Municipalità.
𝗟𝗼𝗻𝗴𝗼𝗯𝗮𝗿𝗱𝗶: «𝗡𝗼𝗻 𝘀𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗶 𝗹𝗮𝗱𝗿𝗶 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗥𝗲𝗽𝘂𝗯𝗯𝗹𝗶𝗰𝗮»
Particolarmente duro l’intervento di Giorgio Longobardi.
Il consigliere ha mostrato in aula una lettera indirizzata a un suo ex collega consigliere municipale nella quale, secondo quanto riportato da Repubblica Napoli, viene richiesta la restituzione di 2.200 euro.
«Inaccettabile che i consiglieri municipali di Napoli passino ormai per i ladri della Repubblica», ha affermato Longobardi.
Una frase che sintetizza il clima di forte tensione creatosi intorno alla vicenda.
𝗚𝘂𝗮𝗻𝗴𝗶: «𝗖𝗶 𝘀𝗼𝗻𝗼 𝘁𝗲𝗺𝗶 𝘀𝗰𝗼𝘁𝘁𝗮𝗻𝘁𝗶»
Nel confronto è intervenuto anche Salvatore Guangi, consigliere di Forza Italia, ricordando che l’apertura della seduta era stata possibile anche grazie alla presenza di consiglieri della minoranza.
Guangi ha indicato proprio quello dei gettoni tra i «temi scottanti» sui quali l’assemblea cittadina era chiamata a confrontarsi.
Nel corso della stessa seduta Gennaro Demetrio Paipais ha invece posto il problema delle condizioni di sicurezza per i lavoratori nella sede di via Verdi, mentre Gennaro Esposito ha tentato di riportare la discussione sui temi dell’urbanistica e del cambiamento climatico.
𝗨𝗻𝗱𝗶𝗰𝗶 𝗱𝗲𝗹𝗶𝗯𝗲𝗿𝗲, 𝗻𝗲𝘀𝘀𝘂𝗻𝗮 𝗱𝗶𝘀𝗰𝘂𝘀𝘀𝗮
La portata dello scontro è testimoniata anche dall’esito della seduta del Consiglio comunale.
Erano undici le delibere previste all’ordine del giorno, ma nessuna è arrivata alla discussione. Il confronto sul caso delle Municipalità ha occupato oltre un’ora e, successivamente, le assenze hanno portato alla conclusione dei lavori.
𝗔𝗰𝗮𝗺𝗽𝗼𝗿𝗮: «𝗦𝗶̀ 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗰𝗵𝗶𝗮𝗿𝗲𝘇𝘇𝗮 𝗲 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗹𝗲𝗴𝗮𝗹𝗶𝘁𝗮̀, 𝗺𝗮 𝗻𝗲𝗹 𝗿𝗶𝘀𝗽𝗲𝘁𝘁𝗼 𝗱𝗶 𝗰𝗵𝗶 𝗵𝗮 𝘀𝗲𝗿𝘃𝗶𝘁𝗼 𝗹𝗮 𝗰𝗶𝘁𝘁𝗮̀»
Sulla vicenda è intervenuto pubblicamente anche Gennaro Acampora, che dal 2011 al 2021 è stato consigliere della Municipalità 3 e ha annunciato di essere tra coloro che riceveranno una formale diffida per l’eventuale restituzione delle somme percepite.
Acampora afferma di essere pronto a risponderne economicamente qualora venissero dimostrate effettive irregolarità, ma respinge quella che definisce una logica di «scaricabarile» delle responsabilità. Sottolinea di aver partecipato alle commissioni regolarmente convocate, alla presenza di direttori e funzionari, senza avere alcun potere sulla loro convocazione o autorizzazione.
Il consigliere chiede quindi che venga effettuata una verifica puntuale, «commissione per commissione, seduta per seduta», a partire dal 2016. Acampora annuncia inoltre che, essendo direttamente interessato dalla vicenda, non voterà alcuna delibera consiliare che possa bloccare le verifiche.
La sua posizione è netta: se le commissioni furono convocate e autorizzate dagli organi competenti e gli uffici verificarono presenze e liquidarono gli importi, secondo Acampora i consiglieri avrebbero semplicemente svolto il mandato per il quale erano stati eletti.
𝗘𝘀𝗽𝗼𝘀𝗶𝘁𝗼: «𝗩𝗮𝗹𝘂𝘁𝗮𝗿𝗲 𝗰𝗮𝘀𝗼 𝗽𝗲𝗿 𝗰𝗮𝘀𝗼, 𝗻𝗼 𝗮 𝗰𝗿𝗶𝘁𝗲𝗿𝗶 𝗿𝗲𝘀𝘁𝗿𝗶𝘁𝘁𝗶𝘃𝗶 𝗮𝗽𝗽𝗹𝗶𝗰𝗮𝘁𝗶 𝗮 𝗽𝗼𝘀𝘁𝗲𝗿𝗶𝗼𝗿𝗶»
Anche Pasquale Esposito, consigliere di Municipalità all’opposizione nel 2016, interviene sulla richiesta di restituzione dei gettoni e concentra la propria attenzione sull’interpretazione dell’articolo 65 del Regolamento delle Municipalità.
Esposito ricorda di aver partecipato a sedute «convocate e documentate dall’Amministrazione», senza avere alcun potere sulle procedure amministrative adottate dagli uffici.
Secondo il consigliere, il vecchio articolo 65 poneva forti limiti all’attività delle commissioni: i componenti e persino il presidente di una commissione non potevano autonomamente inserire un argomento all’ordine del giorno se questo non proveniva dal presidente della Municipalità o non riguardava pareri obbligatori da sottoporre al Consiglio. Una situazione che, sostiene Esposito, interessava persino la Commissione Trasparenza, tradizionalmente affidata alle opposizioni.
Esposito non esclude che possano essere esistite singole commissioni prive di una reale attività istituzionale: «Se ci sono state commissioni realmente inconcludenti» ritiene corretto verificarle caso per caso. Contesta però che possano essere applicati oggi criteri restrittivi tali da mettere complessivamente in discussione un’attività svolta secondo le modalità e le prassi allora adottate.
Richiama inoltre un elemento politico-amministrativo importante: Esposito è stato primo firmatario dell’iniziativa consiliare che ha successivamente portato alla modifica dell’articolo 65, proprio con l’obiettivo, secondo quanto da lui spiegato, di superarne le criticità e ricondurre la disciplina ai principi del Regolamento comunale e della normativa nazionale.
𝗨𝗻 𝗰𝗮𝘀𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝘃𝗮 𝗼𝗹𝘁𝗿𝗲 𝗶 𝗴𝗲𝘁𝘁𝗼𝗻𝗶
Al di là delle singole posizioni, che dovranno essere valutate nelle sedi competenti, la vicenda apre una questione più ampia sul funzionamento delle Municipalità napoletane.
Sono gli organismi istituzionali più vicini ai quartieri e ai cittadini. Per questo sarà necessario chiarire non soltanto quali somme siano eventualmente da recuperare, ma anche come funzionavano le procedure, chi autorizzava i pagamenti e quali controlli amministrativi venivano effettuati.
È altrettanto importante evitare che l’inchiesta produca condanne preventive nei confronti di un’intera categoria di amministratori. Eventuali irregolarità e responsabilità dovranno essere individuate caso per caso.
A dieci anni dal 2016, dunque, la partita dei gettoni è tutt’altro che chiusa. Quello che inizialmente poteva apparire come un problema amministrativo delle Municipalità è ormai diventato un caso politico che arriva direttamente nel cuore del Consiglio comunale di Napoli.
